Opportunità e prospettive di lavoro: cosa fa l’Europa per i giovani e cosa dovrebbe fare.
Il lavoro può essere considerato, fin dai tempi più antichi, lo strumento fondamentale per la sopravvivenza stessa, è solo grazie ad esso che l’uomo riesce a sostentarsi, a migliorare la propria vita, a offrire il futuro migliore possibile ai suoi figli. Per noi ragazzi, che abbiamo come unico lavoro lo studio, il mondo lavorativo vero e proprio appare spesso come una realtà lontana, della quale ne sentiamo solo parlare dai nostri genitori e spesso pensiamo che sia solo un loro interesse. In questa realtà, però, ci troveremo catapultati molto presto, forse prima di quanto possiamo immaginare, ed è quindi giusto essere a conoscenza della situazione lavorativa nel nostro grande Paese, l’Europa, e di quello che quest’ultima fa o dovrebbe fare per i giovani.
Recenti indagini rivelano che la maggior parte degli europei ha un’immagine positiva del ruolo svolto dall’Unione nel campo dell’occupazione e degli affari sociali. Molti affermano, inoltre, che l’Unione Europea ha ripercussioni positive sull’accesso all’istruzione ed alla formazione oltre che sulla creazione di posti di lavoro e sulla disoccupazione; la maggioranza dei lavoratori è fiduciosa di poter mantenere l’attuale posto di lavoro nel breve termine, anche se un’analoga parte di essi accetta che il “posto fisso a vita” sia una cosa del passato. Nel complesso la situazione lavorativa in Europa appare buona, ma diversi sono i provvedimenti che possono ancora essere presi per migliorarla ulteriormente.
Un primo punto fondamentale è rappresentato dall’istruzione e dall’informazione: un loro potenziamento permetterebbe di creare futuri uomini veramente responsabili e consapevoli delle proprie capacità e dei propri limiti. Sarebbe, poi, molto importante far conoscere ai giovani, con un’informazione accurata, magari fin a partire dalla scuola media, i nuovi aspetti del mondo del lavoro creati recentemente grazie al progresso scientifico e tecnologico; infatti, nei settori delle biotecnologie o delle ricerche talvolta si assiste a una carenza dei lavoratori, e questo proprio a causa della mancanza di una campagna informativa efficace, in grado di stimolare l’interesse e la curiosità delle giovani leve.
Come abbiamo potuto apprendere grazie all’incontro con S.E. l’ambasciatore di Vilnius Giulio prigioni, durante il nostro viaggio-studio in quella regione, il vero futuro dell’economia è basato sull’esportazione di giovani “cervelli”; si può dire che si sta definendo un nuovo settore economico basato sulla conoscenza che potremmo chiamare “settore del pensiero”. Un ruolo molto importante per fornire nuovi spunti lavorativi, soprattutto per noi giovani, è giocato dai cosiddetti parchi tecnologici, che permettono di stimolare la ricerca in molti settori scientifici e non, offrendo quindi molte possibilità di lavoro. È, infatti, fondamentale investire oggi nella scienza e nella ricerca per sviluppare l’industria di domani. Una regione che si è data molto da fare in questa direzione è proprio il nostro Piemonte, dove sono stati creati ben sette Parchi scientifici e tecnologici
Non bisogna, però, dimenticare che l’UE offre comunque grandi opportunità ai giovani, importanti occasioni di arricchimento personale e professionale, attraverso le quali è possibile acquisire nuove competenze, migliorare le lingue straniere, conoscere nuove persone e culture. Tutto ciò è fondamentale, anche perché nel mondo del lavoro si tende sempre più ad assumere persone con un’esperienza professionale variegata; importante è, quindi, un periodo di studio o lavoro all’estero, che dà spessore al proprio curriculum, rendendolo più interessante per l’eventuale datore di lavoro. L’Europa si sta dando molto da fare in questa direzione e l’obiettivo fondamentale del nuovo piano d’azione dell’UE è proprio quello di far si che cercare e trovare lavoro all’estero diventi più facile, migliorando le regole in materia di sicurezza sociale, sopprimendo gli ostacoli amministrativi e sensibilizzando i lavoratori alle opportunità di lavoro all’estero. Anche se un europeo su due ritiene che il diritto di lavorare all’estero sia una conquista positiva, pochi ne fanno uso. Se molti non si spostano perché sono soddisfatti della loro situazione attuale, altri sono dissuasi dalle complicazioni amministrative e pratiche che un trasferimento all’estero comporta: è proprio sotto questo aspetto che il nuovo piano d'azione mira a cambiare le cose.
Occorre poi ricordare che negli ultimi due anni sono stati creati quasi 6,5 milioni di nuovi posti di lavoro e si prevede che altri 5 milioni ne verranno creati entro il 2009: tutto questo grazie alla “strategia di Lisbona”, elaborata nel 2000, con la quale si ponevano le basi per un futuro di competitività ed occupazione.
Tutti i giovani devono saper andare incontro al loro futuro con serietà e impegno e dall’altra parte l’Europa deve saper andare incontro ai giovani, offrendo ulteriori servizi e facendo si che, come afferma Vladimir Spidla, commissario responsabile dell’occupazione, le politiche conseguite soddisfino le aspettative dei cittadini e pongano in esse le condizioni giuste per potersi avvalere del potenziale lavorativo di tutte le generazioni, in particolare delle nuove leve.