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Le guerre jugoslave

La crisi della Jugoslavia è iniziata all’insegna della violenza, è proseguita nella barbarie delle armi, e con la violenza si è conclusa dopo quasi quattro anni di guerra e massacri tra la popolazione civile. Inizialmente è stata una violenza economica, quella della crisi del capitalismo slavo contrabbandato per socialismo “autogestito”, che ha innescato il processo di disintegrazione dello Stato federale, fondato da Josep Broz Tito, il quale era l’unico a poterlo gestire in modo equilibrato, tanto che, dopo la sua morte, venne sciolto a causa dell’incapacità dei politici. Poi è seguita la crisi delle borghesie repubblicane, che hanno giocato sul tavolo dei loro egoismi la carta della “purezza etnica” e della divisione confessionale, infine vi è stata quella degli imperialismi europei e d’oltre oceano che, anche su questa vicenda, hanno trovato il modo di abbattersi come famelici avvoltoi sulla misera carcassa del “mercato” jugoslavo. In queste guerre si è potuta notare l'incapacità dell'ONU e dei Paesi europei nell'agire; probabilmente, se l'Unione Europea fosse stata più unita nel decidere e avesse avuto un esercito federale simile a quello statunitense, si sarebbero potuti evitare, o almeno ridurre, le violenze e i massacri.