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Europa come area di giustizia e sicurezza: cosa fa e cosa dovrebbe fare l’UE per combattere la criminalità organizzata

Dopo aver preso in considerazione anni di lavoro e riflessioni in ambito Europeo, ci siamo resi conto che l’elemento basilare, per favorire il rafforzamento dell’unità politica Europea, è il progressivo trasferimento dei poteri dalle istituzioni nazionali a quelle transnazionali. Questo, naturalmente, comporta la graduale, ma inesorabile, perdita delle varie sovranità nazionali e, ovviamente, è un gravissimo scoglio che, non sempre, gli stati, riescono a superare con immediatezza. Nonostante questo sia il fattore preponderante per raggiungere una vera “Unione”, a tutti gli effetti, purtroppo, i vari inghippi che si sono susseguiti, hanno notevolmente ritardato la finalità ultima che i padri del Federalismo Europeo avevano auspicato e sognato. Molti tra gli stati Europei si sono dimostrati insofferenti nei confronti della graduale trasformazione, soprattutto a causa del fatto che questa comporta la perdita di un esercito nazionale gestito esclusivamente dalla loro sovranità. Sotto questo punto di vista è molto importante analizzare entrambe le facce della medaglia ed esaminare le differenti situazioni delineatesi fin dal principio; infatti da un lato, la mancanza, per esempio, di un esercito comune europeo, come quello federale degli Stati Uniti, ha determinato lo svilupparsi di alcune gravi situazioni degenerate in veri e propri conflitti, davanti ai quali l’Unione Europea ha dimostrato di non saper agire in modo coordinato e incisivo. Tra queste situazioni, la più grave è sicuramente quella degenerata nelle guerre Jugoslave; in questo contesto, infatti, l’Europa non è stata in grado di imporsi con fermezza nei confronti di una guerra che aveva praticamente “in casa”, lasciando lo spazio alle più atroci crudeltà e alle più abominevoli azioni, portando nel mondo una sua immagine “disumana”. L’esistenza di un esercito europeo, tuttavia, rappresenta un imponente limite alle politiche militari statali che, nel corso degli anni, hanno finora deciso lo sviluppo geopolitico attuale; è inoltre molto importante ricordare come l’individualismo possa condizionare negativamente l’intero sistema socio-politico mondiale, dal momento che la scacchiera internazionale non offre la possibilità di sistemare le pedine prendendo in considerazione le idee più contrastanti, ma, al contrario, deve vedere tutti  i pensieri raggruppati in unità politiche compatte sul modello dell’Unione Europea.    

L’ultimo, quello che più ci interessa, fu creato nel 1992 con il Trattato di Maastricht con il nome di Giustizia e affari interni (Gai): nel 1999 con il Trattato di Amsterdam trasferì le aree dell'immigrazione illegale, dei visti, dell'asilo e della cooperazione giudiziaria in materia civile nel primo pilastro (Comunità Europea).
Prima del Trattato di Maastricht gli stati membri cooperavano a livello intergovernativo in vari settori relativi al libero movimento e alla sicurezza personale, oltre che alla polizia giudiziaria. Con Maastricht la cooperazione in materia di Giustizia e affari interni voleva rafforzare le iniziative prese dagli stati membri con un approccio coerente per le azioni da intraprendere, offrendo una serie di azioni coordinate.
La giustizia e la sicurezza sono due fattori molto importanti e concatenati l’uno all’altro; tuttavia mantenerli e farli rispettare nei vari paesi europei è un fine assai importante e delicato. Negli ultimi anni la criminalità organizzata è riuscita più volte a minacciare e, in alcuni casi, anche a colpire, alcuni organi molto potenti a livello europeo; gli attacchi più sentiti sono stati i due attentati alla capitale spagnola, Madrid, e alla capitale inglese, Londra.
Non bisogna però dimenticare, anche se ormai al trentesimo anniversario, la morte del leader politico Aldo Moro, con cui viene evidenziata la fragilità interna, in questo caso del nostro paese.