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Il Cocito al Festival du Premier Roman (18-19 maggio 2006)
Il
18 e 19 maggio prossimi gli alunni della 4^C del corso bilingue del Liceo
Scientifico Cocito parteciperanno, accompagnati dall’insegnante di
francese, alle giornate conclusive del Festival du 1er Roman di Chambéry.
Lì incontreranno gli autori francesi di cui hanno letto e recensito i
primi romanzi in francese e in italiano.
Il Festival di Chambéry,
dedicato ai romanzi d'esordio francesi, è nato nel 1987 sotto l'impulso
di un insegnante che voleva trasmettere ai suoi allievi l'amore per la
letteratura, e da quella data ha conosciuto una continua crescita. I
romanzi francesi sottoposti quest’anno al giudizio degli studenti albesi
e dei loro colleghi di Cuneo e di Torino, sono: La mère d’Arthur,
di Marc Augé; La joueuse d’échecs, di Heinrichs Bertina; Pissenlits
et petits oignons, di Thomas Paris; Ubiquité, di Claire
Wolniewicz; La malédiction de la Méduse, di Eric Emptez,; La
note rouge, di Joëlle de Sermet.
Il soggiorno a Chambéry sarà breve ma culturalmente molto intenso: oltre agli incontri e allo scambio di opinioni con gli scrittori, i ragazzi parteciperanno anche all’atelier de traduction, cimentandosi con la traduzione in francese di un estratto di un primo romanzo italiano, alla presenza dell’autore e dei traduttori ufficiali. A questi appuntamenti si aggiungono la visita alla città storica e alla residenza di Rousseau alle Charmettes con guida in francese, e quella all’Université de Savoie. Studenti partecipanti - Classe 4^C Arduino Viviana, Beltrami chiara, Boano Valeria, Bosca Federica, Bruno Andrea, Chiesa Simona, Delpiano Arianna, Destefanis Chiara, Dotta Sara, Drocco Francesca, Ferrara Mariangela, Molinaro Arianna, Monchiero Enrica, Nigro Debora, Osella Paola, Pastura Valentina, Prandi Elisa, Rocca Alessia, Rosso Alessandra, Santorelli Ilaria, Tacco Chiara, Tubiello Giulia. La joueuse d’ échecs Autore: Bertina Henrics Editore: Liana Levi
Nel
romanzo di Bertina Henrics la protagonista Eleni, una donna di 42 anni,
sposata con Panis e madre di due figli Dimitra e Yannis, lavora come
cameriera in un hotel di Naxos.
Le
sue giornate si susseguono in una solita monotona routine: famiglia,
lavoro e il pomeriggio trascorso sempre con l’amica Katherina chiaccherando e sorseggiando thè. Fino al giorno in cui
nella stanza 17 del suo albergo Eleni trova un oggetto a lei sconosciuto
che la incuriosisce: si tratta di una scacchiera appartenente ad una
coppia parigina. Affascinata da questo gioco ella incarica un suo vecchio
insegnante, Kouros, di procurargliene una per il compleanno del marito. Ma
il regalo non ha il successo sperato, tanto che il marito abbandona la
scacchiera sul tavolino senza utilizzarla.
Eleni,
dispiaciuta, inizia a frequentare una volta alla settimana l’anziano
professore per imparare ilo gioco degli scacchi. Con il passare del tempo,
per lei questo divertimento diviene quasi una malattia che la porta a
trascurare la famiglia e le amicizie.
Mentre al paese le sue continue assenze danno sospetti, la protagonista si prepara ad affrontare la sua prima vera gara di scacchi ad Atene. Purtroppo però nel bel mezzo del torneo le è comunicata una spiacevole notizia: il professore, suo unico amico, colui che aveva creduto veramente in lei e che si era fortemente impegnato per insegnarle quella che sarebbe diventata la sua passione, è morto di polmonite acuta. I protagonisti della vicenda sono persone comuni, con una vita fatta di alti e bassi ma nello stesso tempo assumono sfumature originali, come Eleni che, inseguendo il suo sogno , cerca di cambiare in qualche modo la sua vita. L’autrice ricorre unicamente ad un registro linguistico corrente, adeguato allo stato sociale dei vari personaggi, utilizzando un lessico semplice e comune. Il ritmo lento è la conseguenza di lunghe descrizioni particolareggiate soprattutto per quanto riguarda le emozioni dei personaggi. Attraverso il personaggio di Eleni, Bertina Henrics lancia un messaggio esplicito: seguire le proprie passioni anche a costo di stravolgere completamente la propria vita. A nostro parere l’autrice narra una storia piacevole e originale facendo capire che la vita da un momento all’altro può cambiare, anche solo a causa di una scacchiera. Ci insegna quindi a saper correre dei rischi cogliendo al volo le varie opportunità.
Chiara Beltrami, Federica Bosca, Francesca Drocco La
malédiction de la Méduse
Autore :
Erik Emptaz
Editore: Grasset
Data di
pubblicazione: 2005
Lo
studente in medicina Jean Baptiste Savigny si trova quasi per caso a far
parte della spedizione che salpa
dalle coste francesi il 14 giugno 1816, a bordo della Méduse, per la
riconquista del Senegal agli Inglesi. Dopo qualche settimana di
navigazione, a causa dell’incompetenza del capitano, costantemente
ubriaco, la fregata si arena al largo della Mauritania, toccando un
bassofondo ben segnalato sulle mappe. Centocinquanta soldati, per i quali non c’è posto sulle scialuppe di
salvataggio, sono costretti a costruirsi una zattera di fortuna, che per
qualche miglio verrà trainata dalle scialuppe e in seguito abbandonata al
proprio destino. Savigny convincerà gli altri naufraghi a sacrificare, in
nome della sopravvivenza, la morale comune e a ricorrere
all’antropofagia. Dopo due settimane di stenti, i 15 sopravvissuti
verranno finalmente salvati dall’imbarcazione Argus che li porterà in Africa, dove potranno ristabilirsi; in seguito
torneranno in Francia per riprendere la loro vita.
La Malédiction de la Méduse è un
romanzo avvincente, caratterizzato da un linguaggio e uno stile fluidi e
piuttosto semplici, con ricorsi al basso parlato nei dialoghi tra i
marinai ma, al tempo stesso, tragico nella descrizione del naufragio.
Emptaz
riesce a coinvolgere il lettore spingendolo alla riflessione su temi
eticamente spinosi quali il ricorso all’antropofagia, la lotta contro la
morte e la forza che spinge chi sa di dover morire ma non vuole
arrendersi. In quest’ottica deve essere letto l’accanimento proprio
del protagonista che, sulla base delle proprie convinzioni, spiega ai
compagni la differenza dal punto di vista morale che intercorre tra la
ferocia del cannibalismo fine a se stesso e l’assoluta necessità
dell’antropofagia finalizzata alla sopravvivenza.
Poco
importa a Savigny dell’inevitabile giudizio che sarà espresso dal resto
della società al loro eventuale ritorno: egli agisce mosso unicamente
dalla volontà di preservare ciò che di più importante possiede.
La
lettura di questo romanzo non induce il lettore a giudicare la decisione
dei naufraghi, quanto piuttosto a riflettere sull’eventualità di
rinnegare, in vista di un bene più grande, alcuni di quei cardini che
distinguono l’uomo dalla bestia.
Viviana Arduino, Simona Chiesa, Debora Nigro La
Mère d’Arthur
Autore: Marc Augé Editore: Fayard Anno di pubblicazione:
2005
Nicolas Duprez, un professore universitario, di circa cinquant’anni, acuto studioso di Rimbaud, sparisce all’improvviso, mettendo in ansia la giovane moglie, Isabelle, con cui aveva da sempre coltivato una relazione davvero libera, fatta da assenze non concordate e di presenze complici. Eppure quell’ultima inspiegabile sparizione appare subito diversa alla donna: quindici giorni d’assenza sono davvero troppi, il telefono sempre spento e l’assenza di notizie accrescono l’irrequietezza di Isabelle. Questa chiede aiuto a Jean
(narratore in prima persona della vicenda), amico da sempre del marito e
suo intimo confidente di sogni ed ambizioni giovanili.
Investito della missione di trovare il suo amico, Jean si reca da Amélie,
la madre di Nicolas, donna soffocante da cui il figlio era fuggito molto
giovane, mantenendo tuttavia stretti rapporti: neppure lei sa nulla, ma,
al contrario della moglie, possiede alcuni indizi che le fanno ipotizzare
una seconda vita del figlio in Costarica.
Durante il viaggio alla ricerca dell’amico, Jean porta con sé l’ultima opera pubblicata da Nicolas, una biografia su Rimbaud, tra le cui righe gli sembra di scorgere un messaggio, una spiegazione della misteriosa scomparsa dell’amico, che insinua in lui strane congetture . In seguito alle ipotesi sollevate dalla madre di Nicolas e alle ricerche per ritrovare l’amico, Jean arriva alla conclusione sconcertante che Nicolas ha finalmente trovato la forza per abbandonare la sua vecchia vita e realizzare i suoi sogni. In un viaggio ricco d’introspezione e di riflessione il narratore si trova ad ammirare il suo amico, a comprenderne la decisione e a rendersi conto di quanto nella sua esistenza sia invece mancato il desiderio di avventura e di realizzazione di sé. Alla fine della
vicenda Jean scoprirà una verità sconvolgente ed inattesa sulla
scomparsa di Nicolas, che infrangerà brutalmente gli ideali che si era
costruito sulla romantica avventura
dell’amico.
Il libro inizia con uno stile pacato e si fa via via più avvincente fino a coinvolgere il lettore nelle indagini; come Jean anche noi siamo stati influenzati dai pensieri e dalle riflessioni ottimistiche sull’ ipotetica avventura di Nicolas fino al punto di credere che le scoperte fatte dal protagonista fossero vere. È stata una piacevole rivelazione che ha capovolto il nostro giudizio nei confronti del libro. Andrea Bruno, Paola Osella, Elisa Prandi, Alessandra Rosso, Ilaria Santorelli La note rouge Autore: Joelle de Sermet Editore Arléa Anno: 2005 Il protagonista del romanzo “La Note rouge” è Hazo un giovane gitano che racconta la storia della propria vita. Egli ha perso il padre molto presto e da quel momento non gli restano altro che la sua chitarra e una vera e propria sorta di venerazione per Django, un grande jazzista che Hazo vede rinascere nelle grandi doti di musicista di suo fratello Omi. Ben presto le condizioni della famiglia diventano sempre più difficili e arriva il momento per Hazo e Omi di iniziare a cavarsela da soli. Essi decidono di formare un gruppo musicale; girando di città in città e firmando i primi contratti per iniziare a guadagnarsi da vivere, diventano gli intrattenitori di locali e saloni. La musica gitana ottiene molto successo e il gruppo riscuote grandi incassi. Hazo e Omi continuano ad essere uniti dalla passione per la musica ma iniziano a percepire la nostalgia per le antiche libertà e tradizioni. La narrazione procede con un lessico piuttosto ricco e originale, soprattutto nella descrizione degli aspetti musicali; il ritmo della frase è lento a causa della struttura abbastanza ridondante e del periodare lungo; all’interno della narrazione hanno largo spazio personaggi molto originali dei quali però riusciamo a capire le caratteristiche attraverso brevi accenni che non sono disposti in un'unica parte del testo, ma si completano andando avanti nella lettura. Il messaggio dell’autore ci arriva attraverso la figura di Hazo, coraggioso e deciso, sempre in movimento, determinato nella sua passione per la musica, tramandatagli dalla famiglia, soprattutto dal padre. Il titolo “La note rouge” è un rimando alla “note bleue”, una figura armonica del jazz; è appunto questa armonia ad essere in contrasto con l’esuberanza e la vivacità del protagonista Hazo che si riflette nel “rouge”. Questo libro ci è piaciuto perché potrebbe far riflettere su com’è il mondo della musica oggi, incapace di percepirne la vera bellezza, ormai offuscata dai soli interessi del successo e del profitto economico. Un aspetto che scaturisce anche dalle ultime riflessioni di Hazo.
Alessia Rocca, Mariangela Ferrara Pissenlits
et petits oignons
Autore : Thomas Paris
Editore : Buchet Castel
Monsieur Koulechov è uno dei becchini più professionali del paese. La gente lo guarda con superstizione, come d’altronde si comporta verso tutti coloro che fanno il suo stesso lavoro, ma lui sembra rimanere indifferente. Anzi, con una concentrazione quasi maniacale, svolge il suo mestiere in maniera del tutto particolare: è solito infatti scrivere un riassunto della vita dei suoi clienti affinché la memoria di questi non vada perduta per sempre. Le cose si complicano nel
momento in cui riceverà il compito di sotterrare Emile Lécuyer. Due
donne si contendono il suo corpo: la moglie, Anne-Marie Lécuyer, con la
quale Emile ha vissuto per più di 20 anni, e l’amante, Eva Rouvière,
che tuttavia si considera a tutti gli effetti sua moglie. La rivalità tra
le due e la loro indecisione provocherà in M. Koulechov una vera e
propria crisi di identità che lo porterà a violare il corpo del defunto
per sotterrarlo dove lui avrebbe davvero voluto essere sotterrato e dove
le sue donne non lo avrebbero più potuto trovare: ai piedi della ferrovia
presso cui aveva prestato servizio e dove i suoi genitori erano
morti.
Ad una prima lettura, ciò che più di tutte colpisce in questo romanzo è sicuramente l’originalità del protagonista, un becchino, un uomo spesso deriso per la sua professione per altro utilissima ed assolutamente indispensabile alla società. Con questa storia l’autore tenta di proporre una visione della realtà del tutto rovesciata, trattando con sottile ironia il tema della morte e di ciò che avviene tra coloro che rimangono in questo mondo. Attraverso un linguaggio semplice ma molto “tecnico”, viene raccontata in maniera piacevole e particolarmente misteriosa la vita di un uomo del tutto comune, ma allo stesso tempo marchiato a fuoco, completamente diverso dagli altri a causa di un lavoro legato ai momenti più tristi dell’esistenza, trasformato qui però in un ripetitivo e schematico susseguirsi di operazioni, senza alcun coinvolgimento emotivo che, quando arriva, improvviso e inaspettato, fa cadere tutte le certezze di quel signore dal cuore apparentemente di ghiaccio.
Valeria Boano, Arianna Delpiano, Chiara Destefanis, Sara Dotta, Giulia Tubiello Ubiquité Autore:
Claire Wolniewicz
Editore: Viviane Hamy Data di pubblicazione: settembre 2005
Il protagonista del romanzo è Adam Volladier, un capo contabile di 33 anni. Adam ha vissuto tutta la sua infanzia in solitudine perché i suoi genitori erano troppo apprensivi. Un giorno scopre di essere molto abile nella pittura, ma il padre e la madre gli impediscono di coltivare questa passione costringendolo ad abbandonarla. Ma “il 20 giugno il meteo prevede bel tempo” e da quel momento la vita di Adam cambia: egli scopre di possedere il dono dell’ubiquità e di poter assumere identità differenti. Questa qualità gli permette d’ incontrare la donna della sua vita: Rita, impiegata in una galleria d’arte che riconosce in lui Georges Fondel, l’uomo di cui è innamorata. I due cominciano a frequentarsi e Adam capisce che Fondel è un truffatore che ha rubato “L’origine del mondo” di Courbet al museo d’ Orsay, su commissione di Abazcal. Fondel però non ha consegnato il dipinto ad Abazcal perché è un’opera alla quale tiene moltissimo. In seguito a una serie di intricati eventi Adam si troverà ad avere molto denaro, il quadro autenticoe l’amore.
Il lessico sobrio, il ritmo rapido, la struttura lineare della frase conferiscono al romanzo un tono scorrevole. Lo stile è fluido, lo svolgimento dell’azione incalzante e i personaggi originali. In particolare, il protagonista Adam subisce nel corso della narrazione un’evoluzione: infatti, inizialmente è introverso e riservato, non ha amici e non esce mai, ma alla fine del romanzo il suo carattere è completamente mutato: è un uomo determinato, coraggioso ed estroverso. Il fatto che
solo alla fine si scopra la vera identità di Fondel rende inoltre il
romanzo molto avvincente.
Il dono dell’ubiquità che l’autrice attribuisce ad Adam suggerisce l’idea che ella ha dell’uomo: ogni persona possiede identità differenti che cambia in base alla situazione in cui si trova.
Arianna Molinaro, Enrica Monchiero, Valentina Pastura, Chiara Tacco |
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| Liceo Scientifico Statale "Leonardo Cocito" - C.so Europa, 2 - Alba | ||||||