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Studio del bacino imbrifero e del rischio idrologico
del torrente Rea
1. PREFAZIONE
2. MODALITA' DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO IDROLOGICO
3. CONCLUSIONI
4. BIBLIOGRAFIA
5. GLI AUTORI
1. PREFAZIONE

Aspetto geografico e geologico
Il torrente Rea è un affluente di destra del fiume Tanaro, il cui bacino idrografico è situato nella parte occidentale della provincia di Cuneo. La zona è quasi totalmente collinosa, eccetto nell'ultimo tratto del torrente. Sono presenti coltivazioni di vigneti intorno a Dogliani e Monforte, noccioleti nella parte meridionale fra Bossolasco e Serravalle ed infine prati stabili e boschi di latifoglie, querce, castagni, acacie e pioppi sul restante territorio.
Il bacino del torrente Rea
L'ossatura geologica è formata esclusivamente da litotitpi d'età miocenica media superiore appartenenti al Bacino Terziario Piemontese. Secondo le distinzioni adottate nel contiguo F.81"CEVA" della carta geologica d'Italia, la successione litostratigrafica dei terreni, procedendo dal basso verso l'alto, risulta così strutturata:
  • formazione di Lequio costituita da ritmiche alternanze di sabbie, arenarie e marne;
  • formazione delle Marne di Sant'Agata Fossili costitute da marne argilloso saltose, tendenzialmente plastiche.

Per quanto riguarda i terreni di copertura sui versanti, sono rappresentati da coltri di alternazione di tipo eluvio-collivale, che ricoprono in modo uniforme le rocce del substrato. La loro potenza, di norma inferiore al metro sui pendii maggiormente acclivi e sulle dorsali, può anche essere di diversi metri in corrispondenza dei maggiori avvallamenti e nelle fasce di raccordo con il fondovalle. Sui pendii a franapoggio lo spessore dei terreni di copertura può raggiungere anche valori dell'ordine di una decina di metri, nei settori in cui le rocce del substrato sono state disgregate in profondità per effetto della dinamica gravitativa. Trattasi di materiali scadenti,sotto l'aspetto geotecnica, caratterizzati da una discreta plasticità in quanto granulometricamente riferibili a limi argillosi.
Nell'area di affioramento della formazione di Lequio, nella matrice può essere presente una certa aliquota di sabbie. Nei fondovalle principali si rinvengono i terreni alluvionali attuali e recenti deposti dal fiume Tanaro e dal torrente Rea. Trattasi di terreni ciottolosi granulari, di potenza ridotta, caratterizzata da una permeabilità elevata; contengono una falda idrica superficiale il cui livello di base è caratterizzato dalle marne della formazione di Sant'Agata Fossili, sostanzialmente impermeabili in quanto a dominante argilloso limosa.
Per quanto riguarda l'idrogeologia nel bacino del Rea si possono distinguere litotitpi aventi una permeabilità primaria e una seconda (acquisita). Quest'ultima è legata soprattutto alla fatturazione, talora molto intensa, che interessa praticamente tutte le unità inizialmente compatte. Sono presenti nella zona anche parti impermeabili appartenenti a varie unità, soprattutto nella formazione oligo-miocenica. La rete idrografica è piuttosto regolare e abbastanza uniforme. Nei settori meridionali si nota spesso un reticolato idrografico aventi caratteri giovanili ed i cui corsi d'acqua sono in accentuata fase erosiva.

L'alluvione del 1948
Nel settembre del 1948 e nel novembre del 1994, i torrenti ed i fiumi delle Langhe e del Roero sono straripati a causa delle insistenti e copiose piogge. Trascinando con sé tutto ciò che ostacolava il loro corso, le acque impetuose hanno travolto case, raccolti e a volte interi paesi e città.
Ceva, Asti, Alessandria, Alba, Dogliani sono vissute in panea per alcuni giorni. Le vittime sono state decine: uomini, donne, bambini trascinati via da una forza della natura incontrollabile e terribile.

Dogliani
Alluvione del 1948

[Testimonianza reale]
"[…] E' un sabato sera, la pioggia batte violenta sulla lamiera de portico, sembra che una forza malvagia voglia schiacciare la terra sotto una coltre d'acqua. Mio padre abbandonato il corpo su di una sedia di vimini, stringe tra le grosse mani scure un bicchiere pieno fino a metà di vino; ha lo sguardo perso nei colori del fuoco del camino. Sta pensando a quella pioggia, ne sono sicura. Ne conosco la storia…La storia che quel battere violento racconta ormai da se.
Il settembre del 1948 sembra un mese passato da tante lune, ma purtroppo la sua cronaca è rimasta scritta a caratteri neri…Dogliani in quei giorni si trasformò.
La scuola non era ancora iniziata, i bambini della mia età stavano preparando nelle cantine il torchio e le ceste, pronti a festeggiare come tutti gli anni la vendemmia. Si sarebbero presentati alle prime luci dell'alba davanti al carro, proprio quando la palla rossa del sole doveva spuntare da dietro le colline colorate di Somano, e avrebbero stretto il canestro che il nonno con tanta pazienza aveva intrecciato per loro. Il cielo, però, d'improvviso si fece sempre più tetro e cupo, le nuvole pesanti lo ricoprirono, il vento si fece freddo e incominciò a sbattere finestre e porte con rabbia. Le pannocchie di Granoturco appese e allineate come soldati sul muro della stalla, si agitavano nervose battendo la testa sul calcestruzzo. Nel cortile le galline erano sparite, in silenzio anche le capre e le pecore si erano ritirate nei loro appartamenti caldi e profumati di fieno appena tagliato, il gatto arrotolato sotto la stufa su cui bolliva il grano, aveva interrotto il suo sonnellino, incuriosito da tutto quel battere e sbuffare del vento. A volte i soffi più forti sollevavano mucchi di terra e polvere in vortici altissimi. Guardavo spaventato aggrappato alle sbarre della finestra della cucina. Tutti gli uomini della cascina correvano a sprangare le porte delle stalle e ritiravano i carri di fieno sotto il portico; nonna Neta, invece, era corsa nell'aia per ritirare le tovaglie stese ad asciugare ed i funghi messi ad essiccare per l'inverno. Poco dopo fummo tutti riuniti in casa…L'atmosfera si fece pesante e tesa, lo sguardo fisso sul quadro di cielo che la finestra incorniciava; da lontano si sentiva il nastro grigio ed arrabbiato, brontolare a voce alta e tuoni spaventosi…L'acquazzone non sarebbe tardato troppo…
In un secondo il cielo si frantumò in mille pezzi come uno specchio e sulla casa, sulla strada, sulla terra, sulla vigna quei mille pezzi si scagliarono furibondi distruggendo. La grandine tagliava, abbatteva, annientava il duro lavoro di un anno. Non si poteva che guardare con gli occhi peni di collera. Le foglie martoriate precipitavano a terra con gli acini i grappoli. Cessò di grandinare e incominciò a piovere con altrettanta violenza. Ed il vino correva per i solchi della vigna, il fiume di acqua violacea rigava il versante come una ferita, una ferita che produceva dolore soltanto a chi osservava.
L'acqua scese per parecchie ore e bagnava la gente che con i palmi delle mani rivolte verso l'alto raccoglieva incredula quella maledizione. Fu di notte, però, che quella tragedia a passi pesanti lasciò le impronte marcate e profonde devastando tutto il paese…La notte buia nascose il dramma che l'acqua inscenava come primo attore. In centro una casa fu inghiottita da suolo, i muri si ripiegarono su se stessi, nascondendo con i loro corpi i mobili, gli attrezzi e ogni ricordo, ricoperti di fango e melma…
La mattina quando mi alzai mi sembrò che il mondo fosse riemerso e avesse ricominciato a respirare dopo quella lunga apnea, scesi in paese incuriosito…Non avevo mai visto tanta acqua tutta assieme…Le strade erano diventate letti per nuovi fiumi, pensai che avremmo dovuto costruirci una barchetta, perché se nonna Neta fosse scesa in paese si sarebbe bagnata la sottoveste a fiori e a lei dava fastidio avere i vestiti bagnati, diceva che le veniva male alle ossa…E pensai anche che se sarebbe scivolata in mezzo a tutto a quel fango, mattoni, tegole e mobili che galleggiavano…Ero sugli scalini della chiesa e facevo queste riflessioni per nonna Neta, giocando a passare la scarpa a filo dell'acqua che lambiva fino al penultimo scalino, quando passò a pochi metri un oggetto che mi parve molto famigliare e mi chiesi cosa ci facesse lì abbandonato, trascinato dalla corrente del nuovo fiume: era la bambola di Carla, una delle poche bambine che frequentava la mia scuola, tra me e me la rimproverai perché era sta distratta a smarrire una così bella bambola, a cui era tanto affezionata… Solo pochi giorni dopo seppi che la sua casa era stata travolta dall'impetuoso fiume in piena e che non n'era rimasto che un ammasso di detriti infangati e senza forma. Carla ed il suo papà erano riusciti a fuggire di corsa, inseguiti dalla valanga scura, ma la sua mamma non riuscì a mettersi in salvo e fu inghiottita senza pietà.
Quando a casa si venne a sapere questa terribile tragedia non si pensò più per molto tempo alla vigna ed al raccolto; vedevo spesso la nonna Neta con lacrime grosse come fagioli attraversare la cucina per nascondersi nel granaio, ma io la vedevo lo stesso piangere, e non capivo perché quella tristezza le marcava il viso, in fondo non doveva essere infelice, mi avevano detto tutti che la mamma di Carla era andata in cielo, vicino al Signore, seduta tra mille boccioli di rose profumate e che lassù avrebbe seguito e protetto la sua piccola…
Solo quando fui più grande compresi quel che accadde il settembre del 1948, il terribile settembre che inghiottì persone, animali, portici, il ponte di legno, la casa di Petucia e tanti ricordi…"[…]
[Testimonianza reale]

L'alluvione del 1994
L'evento alluvionale del 5/6 novembre 1994 si è sviluppato in un arco di tempo molto ristretto, praticamente nella sola giornata di sabato 5 novembre. La piena del torrente Rea ha causato allagamenti estesi a tutto il fondovalle con gravi effetti, comunque inferiori a quelli dell'alluvione del 4 settembre bel 1948.
Tenendo conto dell'eccezionalità dell'ultimo evento, è opportuno rilevare che, anche in questo caso, l'entità degli allagamenti è stata accentuata, senza dubbio, dagli impedimenti al deflusso verificatosi in corrispondenza dei vari ponti, sia a causa di particolari costruzioni artificiali preesistenti sia per effetto dell'accostamento contro gli stessi di grandi quantità di alberi trascinati dalla corrente.

Procedendo dal monte la dinamica può essere ricostruita:
nella piana antistante C. Raffinetto le acque si espandevano in direzione del mulino di Santa Lucia, perché impossibilitate a defluire per la pressoché totale ostruzione della luce del ponte della strada provinciale per Dogliani, ubicato immediatamente a valle da un'accentuata ansa del torrente Rea. La terza arcata del ponte in sponda sinistra, risultava da tempo ostruita da materiali di riporto. In questo caso la gravità dell'allagamento è da attribuirsi al sottodimensionamento dell'alveo del rio e soprattutto all'insufficiente sezione di deflusso del ponte della strada provinciale, la cui campata di sinistra era da tempo ostruita. Nel corso dell'evento anche la funzionalità della campata destra veniva completamente compromessa da cumuli di vegetazione fluitati.
A valle di questi ponti il torrente ampliava notevolmente il suo alveo ighiaiando alcuni ettari di coltivi.
A valle di Tetti Rea, invece, la piena veniva contenuta dall'arginatura in scogliera, costruita dopo il taglio del meandro, fin nei pressi della confluenza del Rio di Monforte. Le acque tracimavano la sponda solo nella zona di confluenza, dove l'altezza dell'arginatura si riduce sensibilmente, e si espandevano nel fondovalle fino alla strada provinciale per Dogliani. L'entità degli allagamenti,controllata anche dalla presenza del meandro abbandonato fu in massima parte dovuta all'effetto di rigurgito provocato dall'occlusione del ponte della provinciale per Lequio Tanaro e all'innalzamento del fondo dell'alveo, per deposizione di materiali alluvionali grossolani, conseguente al rallentamento del torrente. Al fenomeno contribuivano anche gli apporti del Rio di Manforte, a sua volta impossibilitato a smaltire i colmi di piena per l'elevato livello idrometrico del Rea.
Il ponte sul Rea della provinciale per Lequio, costruito in tre campate a cemento armato, prima dell'evento risultava parzialmente ostruito in corrispondenza della luce di sinistra. La sezione di deflusso del ponte, in grado probabilmente di smaltire la portata di piena, si rivelava tuttavia insufficiente per l'accumulo contro le pile di materiale fluitato, che ostacolava il deflusso dell acque, svolgendo un tipico "effetto diga", con conseguente rallentamento della corrente e innalzamento del battente idrometrico.
Poco prima delle 18, il torrente Rea tracimava sopra l'impalcato dell'opera, senza tuttavia arrecare gravi danni alla stessa, che ben resisteva all'urto della corrente. Il colmo della piena si verificava verso le ore 20, quando le acque superavano l'alta sponda sinistra immediatamente a valle del ponte ferroviario e allagavano i vicini capannoni industriali con un battente di un metro. Nelle stesse ore il concentrico di Monchiero veniva invaso dalle acque, che danneggiavano in modo grave soprattutto le abitazioni sul lato di balle della strada principale.

Dalle perizie dell'Ing.Viotto, comune di Dogliani

Ponte Pian del Troglio

Il ponte, in cemento armato con trave continua a tre campate, il giorno 23 novembre 1994, ha subito una perizia per quanto riguarda l'idoneità statica. Il terreno intorno alle fondazioni è stato eroso completamente dall'acqua, per cui si ritiene di dover intervenire con un consolidamento, tramite getto di rinfianco in cemento armato intorno all'esistente che impedisca un'ulteriore erosione del terreno dovute alle dilatazioni termiche. L'impalcato presenta in alcuni punti una copertura dell'armatura metallica inferiore al previsto o addirittura inesistente. Il ponte non presenta segni di dissesto statico ma solo di scarsa manutenzione.

Ponte Monviso

Il ponte, in muratura ordinaria a tre campate, il giorno 23 novembre 1994 ha subito anch'esso la perizia per l'idoneità statica. Essendo la struttura in muratura non sono state eseguite prove di carico, ma si può affermare che non ci sono grossi problemi statici immediati. I parapetti devono essere sostituiti sul ponte e sul muro di accompagnamento sinistro a valle. I rinfianchi richiedono il ripristino della muratura in pietrame danneggiata. Durante questo intervento sarà necessario stabilire se il rigonfiamento a valle è dovuto ad infiltrazioni. La spala sinistra che è la più danneggiata, necessita della ricostruzione in muratura di pietrame erosa profondamente e dal rifacimento dei rostri (quello a monte è praticamente scomparso). Le pile e la spalla destra necessitano della sostituzione dei mattoni e occorre un rinfianco della fondazione della spalla destra con riporto in calcestruzzo. Costruzione dei muri di accompagnamento a monte sia sul lato destro sia sul lato sinistro.

 

2. MODALITA' DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO IDROLOGICO


INDIVIDUAZIONE DELLE SEZIONI DI CHIUSURA E DEL BACINO IMBRIFERO SU BASE CARTOGRAFICA E SU TERRITORIO

La sezione di chiusura (ponte o alveo) è il punto che si vuole andare a studiare al fine di valutarne la funzionalità.
Il bacino imbrifero è l'area che raccoglie tutte le acque meteoriche che fluiranno alla sezione considerata. E' delimitata dalle linee di displuvio o spartiacque, tracciato seguendo il crinale dei rilievi che coronano il torrente con gli affluenti.

Analizzando il bacino del Rea abbiamo considerato delle sezioni particolari, quali i ponti che attraversano il torrente e l'alveo di questo nel centro abitato di Dogliani.
Lo studio è su base cartografica: cartina 18 LANGHE MERIDIONALI (scala 1:50000) Istituto Geografico Centrale


Il bacino del torrente Rea

CALCOLO DELLA SUPERFICIE DEL BACINO

 

Essa può essere calcolata in due modi:

  • Riportare il bacino su carta millimetrata. Calcolare l'area per eccesso e quella per difetto. Farne la media aritmetica e tramite il rapporto di scala ottenere l'area reale.
  • Riportare il bacino su un foglio. Tracciare una linea retta dividendolo in due parti aventi are circa uguali. Disegnare linee perpendicolari a questa mantenendo la distanza costante. Per ognuna della due parti ricondurre la varie superfici, così ottenute, a figure geometriche (trapezio o triangolo) e sommarne i valori. Tramite il rapporto do scala ottenere l'area reale.

Per semplificare la formula occorre attribuire ad "a" un valore unitario.

Per quanto riguarda il nostro studio abbiamo preferito utilizzare il primo metodo, da cui si ottengono valori più attendibili per bacini di forma irregolare.

CALCOLO DELLE PORTATE MASSIME DI PIENA

tavola 10

La portata massima è la quantità di acqua che per unità di tempo può presentarsi alla sezione considerata.

Cd = coefficiente di deflusso
Ir = intensità relativa al tempo di corrivazione (Tc)
S = superficie del bacino

Il coefficiente di deflusso è il rapporto tra l'acqua meteorica e l'acqua fluente nella sezione presa in esame (è un numero puro). Esprime la capacità di un terreno di trattenere l'acqua, secondo le sue caratteristiche peculiari: geologia, morfologia, vegetazione. Il suo valore massimo è 1, quando il terreno non assorbe acqua.
Per il nostro bacino abbiamo utilizzato due valori (0,7 e 0,9). La duplicità del Cd è dovuta al fatto che esso varia in maniera considerevole da zona a zona, a seconda della copertura: i folti boschi della parte settentrionale trattengono l'acqua molto più dei terreni coltivati a vigneti del circondario di Dogliani e Monforte.

L'intensità di pioggia ragguagliata al tempo di corrivazione (Tc) è la quantità di acqua che cade sul bacino nell'unità di ora (mm/h).

Il tempo di corrivazione è il tempo impiegato dalla goccia ideologicamente più lontana ad arrivare alla sezione (espresso in ore). Sono due le modalità teoriche per il calcolo di dato valore, ma può anche essere ottenuto praticamente utilizzando dei coloranti. Questi vengono liberati nell'ambiente alla distanza massima dalla sezione durante una precipitazione adeguata (essa deve durare fino a quando non viene avvistato il colorante nel torrente). Si misura così il tempo impiegato.

- GIANDOTTI

S = superficie del bacino
L = asse del bacino
Hm = altezza media del bacino
H0 = altezza della sezione

Per il calcolo dell'altezza media del bacino, lo si divide in una serie di aree omogenee. Per ognuna di esse si calcola l'area e l'altezza media facendo la media aritmetica tra la minima e la massima. Si esegue poi la media ponderale con i dati ottenuti.

- TOURNON ( Istituto di Idraulica Agraria dell'Università di Torino)

L = asse del bacino
S = superficie del bacino
iv = pendenza media dei versanti
i = pendenza caratteristica dell'asse principale

Le pendenze possono essere ottenute per via sperimentale effettuando delle misurazioni sul posto utilizzando particolari strumenti (livella). Per via teorica possono essere ricavate da una mappa sulla quale sono segnate le linee altimetriche (isoipse). La cartina da noi utilizzata ha curve di livello che indicano dislivelli di 50 metri.
Sapendo che la pendenza è il rapporto tra la pendenza e la proiezione orizzontale del pendio, la prima è stata calcolata contando le curve di livello e osservando i punti quotati, mentre la seconda è stata ricavata misurando sulla carta la lunghezza del pendio, dalla quale se n'è poi ricavato il dato nella realtà tramite la scala. Per ogni pendio si devono effettuare più prove.

AB= 100 m
AC = 1 m
Pendenza = =1%=0,001

CB = pendio


- Una volta ottenuto il tempo di corrivazione occorre correrarlo con i dati relativi alle intensità delle piogge del bacino in considerazione, confrontando le durate delle precipitazioni con le loro intensità, ottenendo un valore espresso in mm/h. Per mancanza di dati relativi alla zona del Rea, abbiamo dovuto far riferimento alla TAV 11, che riporta i dati delle piovosità oraria del giorno 5 novembre 1994 ad Alba (Osservatorio dell'Istituto Tecnico Agrario Enologico di Alba).

CALCOLO DELLE PORTATE FLUIBILI NELLE OPERE IDRAULICHE ESISTENTI

(ponti e alvei)
(tavola 12)

V = velocità
L = area della sezione

La sezione corrisponde alla luce del ponte o dell'alveo considerati. Quando si va a calcolare l'area. Però, bisogna tener conto che i ponti funzionano in maniera ottimale qualora l'acqua sfiori ma non tocchi la parte superiore (in questo caso è massima la quantità d'acqua che è in grado di passare sotto il ponte). Di conseguenza l'area calcolata sarà leggermente inferiore alla luce effettiva del ponte. Allo stesso modo, per quanto riguarda gli alvei, la sezione da utilizzare nei calcoli è minore di quella reale.

Per calcolare le nostre sezioni siamo ricorsi ai progetti dei ponti (TAV 13, 14, 15, 16). In alcuni casi per mancanza di questi ultimi abbiamo ricavato il dato da fotografie frontali delle opere idrauliche considerate. In queste comparivano elementi di cui conoscevamo le dimensioni reali che ci hanno permesso do trovare la scala dell'immagine.
La velocità dell'acqua può essere ricavata sia sperimentalmente che teoricamente. Nel primo caso si libera un oggetto galleggiante ne torrente misurando tempo e spazio percorso. Tuttavia il valore ottenuto non è attendibile perché la velocità superficiale è minore di quella interna al flusso dell'acqua.
Nel secondo caso, invece, si usa la seguente formula:
Formula di Chiasi semplificata per correnti a pelo libero

i = pendenza dell'alveo nella sezione considerata
R = raggio idraulico: rapporto tra area liquida e contorno bagnato. Il primo dato è la sezione utilizzata per il calcolo delle portate fruibili, mentre il secondo è il bordo dell'opera idraulica toccato dall'acqua.

X = valore che tiene conto della forma dell'alveo e della scabrezza delle superfici. Si ricava dalla seconda formula di BAZIN:

(y) = coefficiente di scabrezza della sezione ricavato dalla TAV 17 (aumenta con l'aumentare della scabrezza).
R = raggio idraulico

MODALITA' CONCLUSIVE

Confrontare la portata massima con la portata fluibile verificando così l'adeguatezza dell'opera idraulica in caso di tempi di corrivazoni uguali o maggiori a quelli ottenuti.

 

 

3. CONCLUSIONI
Lo studio qualitativo, e non quantitativo, che abbiamo effettuato confrontando le varie portate massime con le relative portate fruibili di ponti e alvei ci ha permesso di verificare l'adeguatezza delle opere idrauliche in esame.
Purtroppo i calcoli, per problemi tecnici e pratici, sono stati sviluppati secondo vie teoriche e i risultati a cui siamo giunti, quindi, non sono completamente attendibili e fedeli alla realtà. Inoltre l'assenza di una stazione pluviometrica, per quanto concerne il bacino del Rea, fino al 1996 ci ha costretto ad utilizzare i dati dell'Istituto Tecnico Agrario Enologico relativi al bacino del Tanaro, di ben più grosse dimensioni, nel tragico giorno del 5 novembre del 1994.
Inoltre abbiamo utilizzato esclusivamente la formula di Giandotti invece che la formula di Tournon, perché per bacini di dimensioni superiori ai 20 Kmq, la prima permette di ottenere risultati più affidabili, in quanto tiene conto dell'altitudine, mentre la seconda considera le pendenze medie del territorio.
Ottenuti i dati abbiamo studiato le varie opere idrauliche tenendo conto delle caratteristiche proprie di ciascuna.

SEZIONE BONVICINO.
E' il primo ponte che il Rea incontra nella sua corsa verso il Tanaro. Rivestito di calcestruzzo grezzo possiede una muratura di grande spessore. La portata massima (Qmax) è di 259,4 m3/s con coefficiente do deflusso (Cd) a 0,9, è di 201,8 m3/s con Cd 0,7, mentre la sua luce gli permette una portata fluibile (Qf) di 1257,3 m3/s. Le acque che giungono al ponte in esame sono poche perché il bacino di raccolta è ridotto e l'alveo del fiume e costituito da pietrame misto e folta vegetazione in primavera. Grazie alla sua posizione geografica, quindi, e alla sua mole il ponte è sicuramente adatto ad una futura alluvione.
SEZIONE MONVISO.
Primo ponte di Dogliani, ha una struttura in muratura ottocentesca, che non gli permette di raggiungere un alto grado di funzionalità. Il confronto fra le due portate massime, con rispettivamente Cd a 0,7 e 0,9, e l portata fluibile, sottolinea la pericolosità dell'opera idraulica. Inoltre il letto del torrente che precede il ponte possiede un alveo ridotto, degli argini a scogliera e un fondo con terreno irregolare ed arbusti che aumentano l'attrito dell'acqua e ne rallentano la velocità.

Ponte Monviso
SEZIONE MANZI.
Questa struttura ha origine antiche, come la precedente, ma con un indice di scabrezza inferiore, in quanto la muratura che riveste la sua luce e regolare e liscia diminuendo così l'attrito con l'acqua. Nonostante questo l'acqua che può giungere alla sezione (1456,8 m3/s con Cd 0,7 e 1815,2 m3/s con cd 0,9) è superiore alla portata fluibile (1188,9 m3/s) ed il ponte rischierebbe quindi di essere sommerso e danneggiato come nell'autunno del 1948.

Ponte Manzi
SEZIONE RIVELLINO.
Lo studio a riguardo del ponte ha dato discreti risultati: la Qmax con Cd 0,7 è 1475,3 m3/s e con Cd 0,9 è 1901,9 m3/s mentre la Qf è di 1627,5 m3/s. Le sponde dell'alveo sono rivestite in cemento armato, mentre il letto del torrente è composto da pietrame e pochi arbusti provocando così uno scarso attrito con l'acqua.

Ponte Rivellino
SEZIONE SAN ROCCO.
Il confronto fra le due portate è anche in questo caso soddisfacente e anche l'alveo ha la capacità di contenere una notevole quantità d'acqua. La parte interna del ponte e rivestita di calcestruzzo, di cui è fatto l'intero ponte, e di conseguenza l'attrito con l'acqua non influisce negativamente sulla portata fluibile.

SEZIONE PIAN DEL TROGLIO.
Il ponte è stato ristrutturato a seguito dell'alluvione del 1994. Sono stati eseguiti, infatti, lavori per il consolidamento tramite getti di cemento armato per impedire un'ulteriore erosione del terreno che riveste le fondamenta. Tuttavia i risultati non sono stati soddisfacenti in quanto a causa dei limiti imposti dall'alveo, le dimensioni del ponte no permettono al fiume in piena di fluire sotto di esso. Osservando i dati si può vedere come la Qmax (1540,3 m3/s con Cd 0,7 e 1980,3 m3/s con cd a 0,9) sia superiore alla Qf (1229,9 m3/s).

SEZIONE MALLARINO.
Il ponte con pareti di calcestruzzo vecchio e grezzo, è preceduto da un alveo stretto e occupato da folta vegetazione che rallenta la corrente e ne aumenta l'attrito con l'acqua. I risultati ottenuti confermano la pericolosità della struttura, infatti, la Qmax a coefficiente di deflusso a 0,7 e 1479,3 m3/s e a Cd 0,9 è 1902,9 m3/s, mentre la capacità fluente è di 1318,7 m3/s.

SEZIONE SANTA LUCIA.
Il letto che precede il ponte compie una stretta curva che rallenta la velocità della corrente, inoltre il ponte ha dimensioni ridotte. Queste caratteristiche giustificano i dati ottenuti dal confronto tra la portata massima e la portata fluibile dove risulta che la prima è nettamente superiore alla seconda.

Ponte Santa Lucia
SEZIONE MONCHIERO.
L'ultimo ponte in esame è costituito da tre campate, le due campate laterali non sono normalmente occupate dal torrente e il letto asciutto è composto da grossi blocchi di pietra. L'alveo che precede la sezione e completamente ricoperto da una folta vegetazione. Nonostante ciò il confronto tra le due portate porta a buoni risultati: a coefficiente di deflusso 0,7 la portata massima è 1540,3 m3/s, a Cd 0,9 è 1980,3 m3/s a confronto con una portata fluibile di 1588,76 m3/s.

Ponte Monchiero

 

Complessivamente le opere idrauliche lungo il corso del Rea non sono idonee a sopportare precipitazioni come quella del novembre del 1994 o di intensità maggiore. In futuro, quindi, qualora si verifichino piogge di durata pari o superiore al tempo di corrivazione, occorrerà attuare un piano di prevenzione per attenuare i danni provocati da una probabile esondazione del torrente.
Questo lavoro è molto utile anche nel pianificare correttamente il territorio attorno a corsi d'acqua o ponte, perché permette di valutarne l'efficienza e quindi stabilire il margine di sicurezza oltre il quale è rischioso costruire nuove abitazioni.
Questa metodologia di studio è utile anche per la costruzione di nuove infrastrutture quali i ponti, in modo tale che possano resistere al meglio agli eventi eccezionali che riguardano il fiume attraversato.
Infine ci auguriamo che iniziative come la nostra possano sensibilizzare l'opinione pubblica a considerare e studiare le alluvioni come eventi da non sottovalutare e dimenticare.

 

4. BIBLIOGRAFIA

Contributo alla determinazione del rischio ideologico relativo al bacino del rio Pocapaglia
Giacomo Olivero
Estratto da rivista Alba Pompeia

Novembre 1994. L'Alluvione, le radici di una catastrofe
Gruppo Fotografico Albere
Associazione Amici del Museo "F.Eusebio" di Alba

Idraulica Agraria
Nicola Matarrese
Edizioni Laterza

Foglio 81 CEVA
Carta Geologica d'Italia
Francani, Gelati, Martinis, Orombelli, Pasquarè, Rossi, Sfondini

Hanno contribuito i comuni di Dogliani e di Monchiero, il museo storico "Giovanni Gambetti" di
Dogliani, il museo "Eusebio" di Alba e l'associazione "Italia Nostra".

 

5. GLI AUTORI

Brenta Federica, aischia@libero.it
Quaglia Alessandro, eleneq@libero.it
Vezza Paolo, vezzafamily@tiscalinet.it

Coordinatore didattico: prof. Giacomo Olivero

Hanno collaborato gli studenti Matteo Billia e Francesco Capodanno

A.s. 1999/2000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Liceo Scientifico Statale "Leonardo Cocito" - C.so Europa, 2 - Alba