Il
torrente Rea è un affluente di destra del fiume Tanaro,
il cui bacino idrografico è situato nella parte
occidentale della provincia di Cuneo. La zona è quasi totalmente
collinosa, eccetto nell'ultimo tratto del torrente. Sono presenti
coltivazioni di vigneti intorno a Dogliani e Monforte, noccioleti
nella parte meridionale fra Bossolasco e Serravalle ed infine
prati stabili e boschi di latifoglie, querce, castagni, acacie
e pioppi sul restante territorio.
Il bacino del torrente Rea
L'ossatura geologica è formata esclusivamente da
litotitpi d'età miocenica media superiore appartenenti
al Bacino Terziario Piemontese. Secondo le distinzioni adottate
nel contiguo F.81"CEVA" della carta geologica d'Italia,
la successione litostratigrafica dei terreni, procedendo dal basso
verso l'alto, risulta così strutturata:
formazione
di Lequio costituita da ritmiche alternanze di sabbie, arenarie
e marne;
formazione
delle Marne di Sant'Agata Fossili costitute da marne argilloso
saltose, tendenzialmente plastiche.
Per
quanto riguarda i terreni di copertura sui versanti, sono
rappresentati da coltri di alternazione di tipo eluvio-collivale,
che ricoprono in modo uniforme le rocce del substrato. La loro
potenza, di norma inferiore al metro sui pendii maggiormente acclivi
e sulle dorsali, può anche essere di diversi metri in corrispondenza
dei maggiori avvallamenti e nelle fasce di raccordo con il fondovalle.
Sui pendii a franapoggio lo spessore dei terreni di copertura
può raggiungere anche valori dell'ordine di una decina
di metri, nei settori in cui le rocce del substrato sono state
disgregate in profondità per effetto della dinamica gravitativa.
Trattasi di materiali scadenti,sotto l'aspetto geotecnica, caratterizzati
da una discreta plasticità in quanto granulometricamente
riferibili a limi argillosi.
Nell'area di affioramento della formazione di Lequio, nella matrice
può essere presente una certa aliquota di sabbie. Nei fondovalle
principali si rinvengono i terreni alluvionali attuali e recenti
deposti dal fiume Tanaro e dal torrente Rea. Trattasi di terreni
ciottolosi granulari, di potenza ridotta, caratterizzata da una
permeabilità elevata; contengono una falda idrica superficiale
il cui livello di base è caratterizzato dalle marne della
formazione di Sant'Agata Fossili, sostanzialmente impermeabili
in quanto a dominante argilloso limosa.
Per quanto riguarda l'idrogeologia nel bacino del Rea si
possono distinguere litotitpi aventi una permeabilità primaria
e una seconda (acquisita). Quest'ultima è legata soprattutto
alla fatturazione, talora molto intensa, che interessa praticamente
tutte le unità inizialmente compatte. Sono presenti nella
zona anche parti impermeabili appartenenti a varie unità,
soprattutto nella formazione oligo-miocenica. La rete idrografica
è piuttosto regolare e abbastanza uniforme. Nei settori
meridionali si nota spesso un reticolato idrografico aventi caratteri
giovanili ed i cui corsi d'acqua sono in accentuata fase erosiva.
L'alluvione
del 1948
Nel
settembre del 1948 e nel novembre del 1994, i torrenti ed
i fiumi delle Langhe e del Roero sono straripati a causa
delle insistenti e copiose piogge. Trascinando con sé
tutto ciò che ostacolava il loro corso, le acque
impetuose hanno travolto case, raccolti e a volte interi
paesi e città.
Ceva, Asti, Alessandria, Alba, Dogliani sono vissute in
panea per alcuni giorni. Le vittime sono state decine: uomini,
donne, bambini trascinati via da una forza della natura
incontrollabile e terribile.
Dogliani
Alluvione del 1948
[Testimonianza
reale]
"[ ] E' un sabato sera, la pioggia batte violenta sulla
lamiera de portico, sembra che una forza malvagia voglia schiacciare
la terra sotto una coltre d'acqua. Mio padre abbandonato il corpo
su di una sedia di vimini, stringe tra le grosse mani scure un
bicchiere pieno fino a metà di vino; ha lo sguardo perso
nei colori del fuoco del camino. Sta pensando a quella pioggia,
ne sono sicura. Ne conosco la storia La storia che quel battere
violento racconta ormai da se.
Il settembre del 1948 sembra un mese passato da tante lune, ma
purtroppo la sua cronaca è rimasta scritta a caratteri
neri Dogliani in quei giorni si trasformò.
La scuola non era ancora iniziata, i bambini della mia età
stavano preparando nelle cantine il torchio e le ceste, pronti
a festeggiare come tutti gli anni la vendemmia. Si sarebbero presentati
alle prime luci dell'alba davanti al carro, proprio quando la
palla rossa del sole doveva spuntare da dietro le colline colorate
di Somano, e avrebbero stretto il canestro che il nonno con tanta
pazienza aveva intrecciato per loro. Il cielo, però, d'improvviso
si fece sempre più tetro e cupo, le nuvole pesanti lo ricoprirono,
il vento si fece freddo e incominciò a sbattere finestre
e porte con rabbia. Le pannocchie di Granoturco appese e allineate
come soldati sul muro della stalla, si agitavano nervose battendo
la testa sul calcestruzzo. Nel cortile le galline erano sparite,
in silenzio anche le capre e le pecore si erano ritirate nei loro
appartamenti caldi e profumati di fieno appena tagliato, il gatto
arrotolato sotto la stufa su cui bolliva il grano, aveva interrotto
il suo sonnellino, incuriosito da tutto quel battere e sbuffare
del vento. A volte i soffi più forti sollevavano mucchi
di terra e polvere in vortici altissimi. Guardavo spaventato aggrappato
alle sbarre della finestra della cucina. Tutti gli uomini della
cascina correvano a sprangare le porte delle stalle e ritiravano
i carri di fieno sotto il portico; nonna Neta, invece, era corsa
nell'aia per ritirare le tovaglie stese ad asciugare ed i funghi
messi ad essiccare per l'inverno. Poco dopo fummo tutti riuniti
in casa L'atmosfera si fece pesante e tesa, lo sguardo fisso
sul quadro di cielo che la finestra incorniciava; da lontano si
sentiva il nastro grigio ed arrabbiato, brontolare a voce alta
e tuoni spaventosi L'acquazzone non sarebbe tardato troppo
In un secondo il cielo si frantumò in mille pezzi come
uno specchio e sulla casa, sulla strada, sulla terra, sulla vigna
quei mille pezzi si scagliarono furibondi distruggendo. La grandine
tagliava, abbatteva, annientava il duro lavoro di un anno. Non
si poteva che guardare con gli occhi peni di collera. Le foglie
martoriate precipitavano a terra con gli acini i grappoli. Cessò
di grandinare e incominciò a piovere con altrettanta violenza.
Ed il vino correva per i solchi della vigna, il fiume di acqua
violacea rigava il versante come una ferita, una ferita che produceva
dolore soltanto a chi osservava.
L'acqua scese per parecchie ore e bagnava la gente che con i palmi
delle mani rivolte verso l'alto raccoglieva incredula quella maledizione.
Fu di notte, però, che quella tragedia a passi pesanti
lasciò le impronte marcate e profonde devastando tutto
il paese La notte buia nascose il dramma che l'acqua inscenava
come primo attore. In centro una casa fu inghiottita da suolo,
i muri si ripiegarono su se stessi, nascondendo con i loro corpi
i mobili, gli attrezzi e ogni ricordo, ricoperti di fango e melma
La mattina quando mi alzai mi sembrò che il mondo fosse
riemerso e avesse ricominciato a respirare dopo quella lunga apnea,
scesi in paese incuriosito Non avevo mai visto tanta acqua
tutta assieme Le strade erano diventate letti per nuovi fiumi,
pensai che avremmo dovuto costruirci una barchetta, perché
se nonna Neta fosse scesa in paese si sarebbe bagnata la sottoveste
a fiori e a lei dava fastidio avere i vestiti bagnati, diceva
che le veniva male alle ossa E pensai anche che se sarebbe
scivolata in mezzo a tutto a quel fango, mattoni, tegole e mobili
che galleggiavano Ero sugli scalini della chiesa e facevo
queste riflessioni per nonna Neta, giocando a passare la scarpa
a filo dell'acqua che lambiva fino al penultimo scalino, quando
passò a pochi metri un oggetto che mi parve molto famigliare
e mi chiesi cosa ci facesse lì abbandonato, trascinato
dalla corrente del nuovo fiume: era la bambola di Carla, una delle
poche bambine che frequentava la mia scuola, tra me e me la rimproverai
perché era sta distratta a smarrire una così bella
bambola, a cui era tanto affezionata Solo pochi giorni dopo
seppi che la sua casa era stata travolta dall'impetuoso fiume
in piena e che non n'era rimasto che un ammasso di detriti infangati
e senza forma. Carla ed il suo papà erano riusciti a fuggire
di corsa, inseguiti dalla valanga scura, ma la sua mamma non riuscì
a mettersi in salvo e fu inghiottita senza pietà.
Quando a casa si venne a sapere questa terribile tragedia non
si pensò più per molto tempo alla vigna ed al raccolto;
vedevo spesso la nonna Neta con lacrime grosse come fagioli attraversare
la cucina per nascondersi nel granaio, ma io la vedevo lo stesso
piangere, e non capivo perché quella tristezza le marcava
il viso, in fondo non doveva essere infelice, mi avevano detto
tutti che la mamma di Carla era andata in cielo, vicino al Signore,
seduta tra mille boccioli di rose profumate e che lassù
avrebbe seguito e protetto la sua piccola
Solo quando fui più grande compresi quel che accadde il
settembre del 1948, il terribile settembre che inghiottì
persone, animali, portici, il ponte di legno, la casa di Petucia
e tanti ricordi "[ ] [Testimonianza reale]
L'alluvione
del 1994
L'evento
alluvionale del 5/6 novembre 1994 si è sviluppato in un
arco di tempo molto ristretto, praticamente nella sola giornata
di sabato 5 novembre. La piena del torrente Rea ha causato allagamenti
estesi a tutto il fondovalle con gravi effetti, comunque inferiori
a quelli dell'alluvione del 4 settembre bel 1948.
Tenendo conto dell'eccezionalità dell'ultimo evento, è
opportuno rilevare che, anche in questo caso, l'entità
degli allagamenti è stata accentuata, senza dubbio, dagli
impedimenti al deflusso verificatosi in corrispondenza dei vari
ponti, sia a causa di particolari costruzioni artificiali preesistenti
sia per effetto dell'accostamento contro gli stessi di grandi
quantità di alberi trascinati dalla corrente.
Procedendo
dal monte la dinamica può essere ricostruita: nella piana antistante C. Raffinetto le acque si espandevano
in direzione del mulino di Santa Lucia, perché impossibilitate
a defluire per la pressoché totale ostruzione della luce
del ponte della strada provinciale per Dogliani, ubicato immediatamente
a valle da un'accentuata ansa del torrente Rea. La terza arcata
del ponte in sponda sinistra, risultava da tempo ostruita da materiali
di riporto. In questo caso la gravità dell'allagamento
è da attribuirsi al sottodimensionamento dell'alveo del
rio e soprattutto all'insufficiente sezione di deflusso del ponte
della strada provinciale, la cui campata di sinistra era da tempo
ostruita. Nel corso dell'evento anche la funzionalità della
campata destra veniva completamente compromessa da cumuli di vegetazione
fluitati.
A valle di questi ponti il torrente ampliava notevolmente il suo
alveo ighiaiando alcuni ettari di coltivi. A valle di Tetti Rea, invece, la piena veniva contenuta
dall'arginatura in scogliera, costruita dopo il taglio del meandro,
fin nei pressi della confluenza del Rio di Monforte. Le acque
tracimavano la sponda solo nella zona di confluenza, dove l'altezza
dell'arginatura si riduce sensibilmente, e si espandevano nel
fondovalle fino alla strada provinciale per Dogliani. L'entità
degli allagamenti,controllata anche dalla presenza del meandro
abbandonato fu in massima parte dovuta all'effetto di rigurgito
provocato dall'occlusione del ponte della provinciale per Lequio
Tanaro e all'innalzamento del fondo dell'alveo, per deposizione
di materiali alluvionali grossolani, conseguente al rallentamento
del torrente. Al fenomeno contribuivano anche gli apporti del
Rio di Manforte, a sua volta impossibilitato a smaltire i colmi
di piena per l'elevato livello idrometrico del Rea. Il ponte sul Rea della provinciale per Lequio, costruito
in tre campate a cemento armato, prima dell'evento risultava parzialmente
ostruito in corrispondenza della luce di sinistra. La sezione
di deflusso del ponte, in grado probabilmente di smaltire la portata
di piena, si rivelava tuttavia insufficiente per l'accumulo contro
le pile di materiale fluitato, che ostacolava il deflusso dell
acque, svolgendo un tipico "effetto diga", con conseguente
rallentamento della corrente e innalzamento del battente idrometrico.
Poco prima delle 18, il torrente Rea tracimava sopra l'impalcato
dell'opera, senza tuttavia arrecare gravi danni alla stessa, che
ben resisteva all'urto della corrente. Il colmo della piena si
verificava verso le ore 20, quando le acque superavano l'alta
sponda sinistra immediatamente a valle del ponte ferroviario e
allagavano i vicini capannoni industriali con un battente di un
metro. Nelle stesse ore il concentrico di Monchiero veniva
invaso dalle acque, che danneggiavano in modo grave soprattutto
le abitazioni sul lato di balle della strada principale.
Dalle
perizie dell'Ing.Viotto, comune di Dogliani
Ponte
Pian del Troglio
Il
ponte, in cemento armato con trave continua a tre campate, il
giorno 23 novembre 1994, ha subito una perizia per quanto riguarda
l'idoneità statica. Il terreno intorno alle fondazioni
è stato eroso completamente dall'acqua, per cui si ritiene
di dover intervenire con un consolidamento, tramite getto di rinfianco
in cemento armato intorno all'esistente che impedisca un'ulteriore
erosione del terreno dovute alle dilatazioni termiche. L'impalcato
presenta in alcuni punti una copertura dell'armatura metallica
inferiore al previsto o addirittura inesistente. Il ponte non
presenta segni di dissesto statico ma solo di scarsa manutenzione.
Ponte
Monviso
Il
ponte, in muratura ordinaria a tre campate, il giorno 23 novembre
1994 ha subito anch'esso la perizia per l'idoneità statica.
Essendo la struttura in muratura non sono state eseguite prove
di carico, ma si può affermare che non ci sono grossi problemi
statici immediati. I parapetti devono essere sostituiti sul ponte
e sul muro di accompagnamento sinistro a valle. I rinfianchi richiedono
il ripristino della muratura in pietrame danneggiata. Durante
questo intervento sarà necessario stabilire se il rigonfiamento
a valle è dovuto ad infiltrazioni. La spala sinistra che
è la più danneggiata, necessita della ricostruzione
in muratura di pietrame erosa profondamente e dal rifacimento
dei rostri (quello a monte è praticamente scomparso). Le
pile e la spalla destra necessitano della sostituzione dei mattoni
e occorre un rinfianco della fondazione della spalla destra con
riporto in calcestruzzo. Costruzione dei muri di accompagnamento
a monte sia sul lato destro sia sul lato sinistro.
2. MODALITA' DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO IDROLOGICO
INDIVIDUAZIONE DELLE SEZIONI DI CHIUSURA E DEL
BACINO IMBRIFERO SU BASE CARTOGRAFICA E SU TERRITORIO
La sezione di chiusura (ponte o alveo) è il punto che
si vuole andare a studiare al fine di valutarne la funzionalità.
Il bacino imbrifero è l'area che raccoglie tutte le acque
meteoriche che fluiranno alla sezione considerata. E' delimitata
dalle linee di displuvio o spartiacque, tracciato seguendo il
crinale dei rilievi che coronano il torrente con gli affluenti.
Analizzando
il bacino del Rea abbiamo considerato delle sezioni particolari,
quali i ponti che attraversano il torrente e l'alveo di questo
nel centro abitato di Dogliani. Lo studio è su base cartografica: cartina 18 LANGHE
MERIDIONALI (scala 1:50000) Istituto Geografico Centrale
Il bacino del torrente Rea
CALCOLO
DELLA SUPERFICIE DEL BACINO
Essa
può essere calcolata in due modi:
Riportare
il bacino su carta millimetrata. Calcolare l'area per
eccesso e quella per difetto. Farne la media aritmetica
e tramite il rapporto di scala ottenere l'area reale.
Riportare il bacino su un foglio. Tracciare una linea
retta dividendolo in due parti aventi are circa uguali.
Disegnare linee perpendicolari a questa mantenendo la
distanza costante. Per ognuna della due parti ricondurre
la varie superfici, così ottenute, a figure geometriche
(trapezio o triangolo) e sommarne i valori. Tramite il
rapporto do scala ottenere l'area reale.
Per
semplificare la formula occorre attribuire ad "a"
un valore unitario.
Per
quanto riguarda il nostro studio abbiamo preferito utilizzare
il primo metodo, da cui si ottengono valori più attendibili
per bacini di forma irregolare.
La
portata massima è la quantità di acqua che
per unità di tempo può presentarsi alla sezione
considerata.
Cd
= coefficiente di deflusso
Ir = intensità relativa al tempo di corrivazione
(Tc)
S = superficie del bacino
Il
coefficiente di deflusso è il rapporto tra l'acqua
meteorica e l'acqua fluente nella sezione presa in esame
(è un numero puro). Esprime la capacità di
un terreno di trattenere l'acqua, secondo le sue caratteristiche
peculiari: geologia, morfologia, vegetazione. Il suo valore
massimo è 1, quando il terreno non assorbe acqua.
Per il nostro bacino abbiamo utilizzato due valori (0,7
e 0,9). La duplicità del Cd è dovuta al fatto
che esso varia in maniera considerevole da zona a zona,
a seconda della copertura: i folti boschi della parte settentrionale
trattengono l'acqua molto più dei terreni coltivati
a vigneti del circondario di Dogliani e Monforte.
L'intensità
di pioggia ragguagliata al tempo di corrivazione (Tc) è
la quantità di acqua che cade sul bacino nell'unità
di ora (mm/h).
Il
tempo di corrivazione è il tempo impiegato dalla
goccia ideologicamente più lontana ad arrivare alla
sezione (espresso in ore). Sono due le modalità teoriche
per il calcolo di dato valore, ma può anche essere
ottenuto praticamente utilizzando dei coloranti. Questi
vengono liberati nell'ambiente alla distanza massima dalla
sezione durante una precipitazione adeguata (essa deve durare
fino a quando non viene avvistato il colorante nel torrente).
Si misura così il tempo impiegato.
-
GIANDOTTI
S
= superficie del bacino
L = asse del bacino
Hm = altezza media del bacino
H0 = altezza della sezione
Per
il calcolo dell'altezza media del bacino, lo si divide in
una serie di aree omogenee. Per ognuna di esse si calcola
l'area e l'altezza media facendo la media aritmetica tra
la minima e la massima. Si esegue poi la media ponderale
con i dati ottenuti.
-
TOURNON ( Istituto di Idraulica Agraria dell'Università
di Torino)
L
= asse del bacino
S = superficie del bacino
iv = pendenza media dei versanti
i = pendenza caratteristica dell'asse principale
Le
pendenze possono essere ottenute per via sperimentale effettuando
delle misurazioni sul posto utilizzando particolari strumenti
(livella). Per via teorica possono essere ricavate da una
mappa sulla quale sono segnate le linee altimetriche (isoipse).
La cartina da noi utilizzata ha curve di livello che indicano
dislivelli di 50 metri.
Sapendo che la pendenza è il rapporto tra la pendenza
e la proiezione orizzontale del pendio, la prima è
stata calcolata contando le curve di livello e osservando
i punti quotati, mentre la seconda è stata ricavata
misurando sulla carta la lunghezza del pendio, dalla quale
se n'è poi ricavato il dato nella realtà tramite
la scala. Per ogni pendio si devono effettuare più
prove.
AB=
100 m
AC = 1 m
Pendenza = =1%=0,001
CB = pendio
- Una volta ottenuto il tempo di corrivazione occorre correrarlo
con i dati relativi alle intensità delle piogge del
bacino in considerazione, confrontando le durate delle precipitazioni
con le loro intensità, ottenendo un valore espresso
in mm/h. Per mancanza di dati relativi alla zona del Rea,
abbiamo dovuto far riferimento alla TAV
11, che riporta i dati delle piovosità oraria
del giorno 5 novembre 1994 ad Alba (Osservatorio dell'Istituto
Tecnico Agrario Enologico di Alba).
CALCOLO
DELLE PORTATE FLUIBILI NELLE OPERE IDRAULICHE ESISTENTI
La
sezione corrisponde alla luce del ponte o dell'alveo considerati.
Quando si va a calcolare l'area. Però, bisogna tener
conto che i ponti funzionano in maniera ottimale qualora
l'acqua sfiori ma non tocchi la parte superiore (in questo
caso è massima la quantità d'acqua che è
in grado di passare sotto il ponte). Di conseguenza l'area
calcolata sarà leggermente inferiore alla luce effettiva
del ponte. Allo stesso modo, per quanto riguarda gli alvei,
la sezione da utilizzare nei calcoli è minore di
quella reale.
Per
calcolare le nostre sezioni siamo ricorsi ai progetti dei
ponti (TAV 13, 14, 15, 16). In alcuni casi per mancanza
di questi ultimi abbiamo ricavato il dato da fotografie
frontali delle opere idrauliche considerate. In queste comparivano
elementi di cui conoscevamo le dimensioni reali che ci hanno
permesso do trovare la scala dell'immagine.
La velocità dell'acqua può essere ricavata
sia sperimentalmente che teoricamente. Nel primo caso si
libera un oggetto galleggiante ne torrente misurando tempo
e spazio percorso. Tuttavia il valore ottenuto non è
attendibile perché la velocità superficiale
è minore di quella interna al flusso dell'acqua.
Nel secondo caso, invece, si usa la seguente formula:
Formula di Chiasi semplificata per correnti a pelo libero
i
= pendenza dell'alveo nella sezione considerata
R = raggio idraulico: rapporto tra area liquida e contorno
bagnato. Il primo dato è la sezione utilizzata per
il calcolo delle portate fruibili, mentre il secondo è
il bordo dell'opera idraulica toccato dall'acqua.
X
= valore che tiene conto della forma dell'alveo e della
scabrezza delle superfici. Si ricava dalla seconda formula
di BAZIN:
(y)
= coefficiente di scabrezza della sezione ricavato dalla TAV
17 (aumenta con l'aumentare della scabrezza).
R = raggio idraulico
MODALITA'
CONCLUSIVE
Confrontare
la portata massima con la portata fluibile verificando così
l'adeguatezza dell'opera idraulica in caso di tempi di corrivazoni
uguali o maggiori a quelli ottenuti.
3. CONCLUSIONI
Lo
studio qualitativo, e non quantitativo, che abbiamo effettuato confrontando
le varie portate massime con le relative portate fruibili di ponti
e alvei ci ha permesso di verificare l'adeguatezza delle opere idrauliche
in esame.
Purtroppo i calcoli, per problemi tecnici e pratici, sono stati
sviluppati secondo vie teoriche e i risultati a cui siamo giunti,
quindi, non sono completamente attendibili e fedeli alla realtà.
Inoltre l'assenza di una stazione pluviometrica, per quanto concerne
il bacino del Rea, fino al 1996 ci ha costretto ad utilizzare i
dati dell'Istituto Tecnico Agrario Enologico relativi al bacino
del Tanaro, di ben più grosse dimensioni, nel tragico giorno
del 5 novembre del 1994.
Inoltre abbiamo utilizzato esclusivamente la formula di Giandotti
invece che la formula di Tournon, perché per bacini di dimensioni
superiori ai 20 Kmq, la prima permette di ottenere risultati più
affidabili, in quanto tiene conto dell'altitudine, mentre la seconda
considera le pendenze medie del territorio.
Ottenuti i dati abbiamo studiato le varie opere idrauliche tenendo
conto delle caratteristiche proprie di ciascuna.
SEZIONE
BONVICINO.
E'
il primo ponte che il Rea incontra nella sua corsa verso il Tanaro.
Rivestito di calcestruzzo grezzo possiede una muratura di grande
spessore. La portata massima (Qmax) è di 259,4 m3/s con coefficiente
do deflusso (Cd) a 0,9, è di 201,8 m3/s con Cd 0,7, mentre
la sua luce gli permette una portata fluibile (Qf) di 1257,3 m3/s.
Le acque che giungono al ponte in esame sono poche perché
il bacino di raccolta è ridotto e l'alveo del fiume e costituito
da pietrame misto e folta vegetazione in primavera. Grazie alla
sua posizione geografica, quindi, e alla sua mole il ponte è
sicuramente adatto ad una futura alluvione.
SEZIONE
MONVISO.
Primo ponte di Dogliani, ha una struttura in muratura ottocentesca,
che non gli permette di raggiungere un alto grado di funzionalità.
Il confronto fra le due portate massime, con rispettivamente Cd
a 0,7 e 0,9, e l portata fluibile, sottolinea la pericolosità
dell'opera idraulica. Inoltre il letto del torrente che precede
il ponte possiede un alveo ridotto, degli argini a scogliera e un
fondo con terreno irregolare ed arbusti che aumentano l'attrito
dell'acqua e ne rallentano la velocità.
Ponte Monviso
SEZIONE
MANZI.
Questa
struttura ha origine antiche, come la precedente, ma con un indice
di scabrezza inferiore, in quanto la muratura che riveste la sua
luce e regolare e liscia diminuendo così l'attrito con l'acqua.
Nonostante questo l'acqua che può giungere alla sezione (1456,8
m3/s con Cd 0,7 e 1815,2 m3/s con cd 0,9) è superiore alla
portata fluibile (1188,9 m3/s) ed il ponte rischierebbe quindi di
essere sommerso e danneggiato come nell'autunno del 1948.
Ponte Manzi
SEZIONE
RIVELLINO.
Lo
studio a riguardo del ponte ha dato discreti risultati: la Qmax
con Cd 0,7 è 1475,3 m3/s e con Cd 0,9 è 1901,9 m3/s
mentre la Qf è di 1627,5 m3/s. Le sponde dell'alveo sono
rivestite in cemento armato, mentre il letto del torrente è
composto da pietrame e pochi arbusti provocando così uno
scarso attrito con l'acqua.
Ponte Rivellino
SEZIONE
SAN ROCCO.
Il
confronto fra le due portate è anche in questo caso soddisfacente
e anche l'alveo ha la capacità di contenere una notevole
quantità d'acqua. La parte interna del ponte e rivestita
di calcestruzzo, di cui è fatto l'intero ponte, e di conseguenza
l'attrito con l'acqua non influisce negativamente sulla portata
fluibile.
SEZIONE
PIAN DEL TROGLIO.
Il
ponte è stato ristrutturato a seguito dell'alluvione del
1994. Sono stati eseguiti, infatti, lavori per il consolidamento
tramite getti di cemento armato per impedire un'ulteriore erosione
del terreno che riveste le fondamenta. Tuttavia i risultati non
sono stati soddisfacenti in quanto a causa dei limiti imposti dall'alveo,
le dimensioni del ponte no permettono al fiume in piena di fluire
sotto di esso. Osservando i dati si può vedere come la Qmax
(1540,3 m3/s con Cd 0,7 e 1980,3 m3/s con cd a 0,9) sia superiore
alla Qf (1229,9 m3/s).
SEZIONE
MALLARINO.
Il
ponte con pareti di calcestruzzo vecchio e grezzo, è preceduto
da un alveo stretto e occupato da folta vegetazione che rallenta
la corrente e ne aumenta l'attrito con l'acqua. I risultati ottenuti
confermano la pericolosità della struttura, infatti, la Qmax
a coefficiente di deflusso a 0,7 e 1479,3 m3/s e a Cd 0,9 è
1902,9 m3/s, mentre la capacità fluente è di 1318,7
m3/s.
SEZIONE
SANTA LUCIA.
Il
letto che precede il ponte compie una stretta curva che rallenta
la velocità della corrente, inoltre il ponte ha dimensioni
ridotte. Queste caratteristiche giustificano i dati ottenuti dal
confronto tra la portata massima e la portata fluibile dove risulta
che la prima è nettamente superiore alla seconda.
Ponte Santa Lucia
SEZIONE
MONCHIERO.
L'ultimo
ponte in esame è costituito da tre campate, le due campate
laterali non sono normalmente occupate dal torrente e il letto asciutto
è composto da grossi blocchi di pietra. L'alveo che precede
la sezione e completamente ricoperto da una folta vegetazione. Nonostante
ciò il confronto tra le due portate porta a buoni risultati:
a coefficiente di deflusso 0,7 la portata massima è 1540,3
m3/s, a Cd 0,9 è 1980,3 m3/s a confronto con una portata
fluibile di 1588,76 m3/s.
Ponte Monchiero
Complessivamente
le opere idrauliche lungo il corso del Rea non sono idonee a sopportare
precipitazioni come quella del novembre del 1994 o di intensità
maggiore. In futuro, quindi, qualora si verifichino piogge
di durata pari o superiore al tempo di corrivazione, occorrerà
attuare un piano di prevenzione per attenuare i danni provocati
da una probabile esondazione del torrente.
Questo lavoro è molto utile anche nel pianificare correttamente
il territorio attorno a corsi d'acqua o ponte, perché permette
di valutarne l'efficienza e quindi stabilire il margine di sicurezza
oltre il quale è rischioso costruire nuove abitazioni.
Questa metodologia di studio è utile anche per la costruzione
di nuove infrastrutture quali i ponti, in modo tale che possano
resistere al meglio agli eventi eccezionali che riguardano il
fiume attraversato.
Infine ci auguriamo che iniziative come la nostra possano sensibilizzare
l'opinione pubblica a considerare e studiare le alluvioni come
eventi da non sottovalutare e dimenticare.
4. BIBLIOGRAFIA
Contributo alla determinazione del rischio ideologico relativo al bacino del rio
Pocapaglia
Giacomo Olivero
Estratto da rivista Alba Pompeia
Novembre
1994. L'Alluvione, le radici di una catastrofe
Gruppo Fotografico Albere
Associazione Amici del Museo "F.Eusebio" di Alba
Hanno
contribuito i comuni di Dogliani e di Monchiero, il museo storico "Giovanni
Gambetti" di
Dogliani, il museo "Eusebio" di Alba e l'associazione "Italia
Nostra".