Per cominciare: se "Helicobacter" sta per batterio a forma di spirale (o anche come il perno di un elica), "pylori" precisa, invece, la zona più soggetta all'infezione, cioè il piloro (la zona più bassa dello stomaco che ha funzioni di contenimento e di transito del cibo trasformato verso l'intestino tenue sottostante).
Helicobacter pylori è un batterio gram negativo di 0,2-0,5 micron di lunghezza, spiraliforme e dotato di ciglia che evoluzionisticamente si è meglio adattato all'habitat acido dello stomaco, infatti vive benissimo ad un pH che oscilla tra 1 e 2.
Tale resistenza ad un pH talmente acido gli è conferita dalla produzione dell'enzima ureasi, la quale letteralmente 'avvolge' il batterio, creando intorno ad esso un microambiente compatibile con la sua esistenza, catalizzando l’idrolisi di urea per formare ammoniaca e anidride carbonica; ciò rende il microambiente più alcalino, il che protegge il batterio dagli effetti dell’acido gastrico che impedisce la colonizzazione di altri batteri.
L’ureasi altera le cellule epiteliali mucose a causa degli ioni OH generati dalla reazione tra acqua e ammoniaca mentre superossidi, proteasi e fosfolipasi degradano il complesso glicoproteine-lipidi dello strato di gel mucoso; ciò riduce lo spessore e la viscosità del gel di muco gastrico protettivo che sovrasta le cellule della mucosa gastrica.
Una volta colonizzato lo stomaco, l’Helicobacter pylori esercita, quindi, sulla mucosa gastrica, sia un danno diretto, attraverso le sostanze su elencate, sia un danno mediato dalla risposta immune dell’ospite, innescata dall’attivazione di cellule immunitarie da parte dell’ureasi e delle altre proteine batteriche.
H. pylori può raggiungere il flusso ematico e diffondersi in tutto l’organismo, dando origine ad altre condizioni infiammatorie croniche, come l’arteriosclerosi e l’artrite reumatoide. Il batterio realizza la sua aggressione grazie all’adesina SabA, proteina di adesione variabile. Poiché variano anche i carboidrati della membrana a cui l’adesina SabA si lega, di fatto Helicobacter pylori dimostra di essere in grado di adattarsi alle difese messe in campo dall’ospite in risposta alla infiammazione cronica.
L’infezione da Helicobacter pylori è una delle infezioni croniche più diffuse nell'uomo, presente in almeno il 50 per cento della popolazione mondiale. Si contrae prevalentemente nell’infanzia, favorita da condizioni economiche e sanitarie scadenti: ormai rara tra i bambini dei Paesi industrializzati, è ancora molto frequente nei Paesi in via di sviluppo. Nei Paesi sviluppati, come in Italia, si calcola che circa il 30 per cento degli adulti sia infetto, ma tale percentuale cresce con l'aumentare dell'età.
L’uomo è il principale serbatoio dell'Helicobacter pylori e la trasmissione può avvenire per contatto diretto (per esempio attraverso la saliva) oppure attraverso l'ingestione di acqua o cibo contaminati.
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