Al giorno d’oggi, in cui lo stress è dilagante, le forme
di malattie micotiche sono lunghe e fastidiose. Se non le si cura, non c’è da
aspettarsi che vadano via da sole (ma solo che peggiorino) e a debellarle si
impiega tempo e pazienza e si accresce lo stress.
Una delle
micosi più diffuse è probabilmente la Candida.
Questa è una malattia che complica la vita, in special
modo alle donne, perché, per essere curata, necessita di un attento controllo
dell’alimentazione, l’assunzione di antimicotici e farmaci specifici spesso
con effetti collaterali, il consumo di complessi multivitaminici.
Per tentare nuove strade terapeutiche, almeno per il
discorso farmaceutico, abbiamo preso ispirazione dagli insetti. Molti di essi,
infatti, sono dotati di un enzima, la CHITINASI, perché il loro esoscheletro è
composto da CHITINA e durante le mute hanno bisogno di idrolizzare
enzimaticamente il composto.
La chitina è anche presente nella parete cellulare dei
funghi: noi riteniamo quindi che un farmaco a base di chitinasi abbia le
caratteristiche per combattere efficacemente le micosi, uccidendo il fungo per
shock osmotico.
Ringraziamo dunque gli insetti perché, senza di loro,
questo progetto che ha come obiettivo quello di produrre un farmaco contro la
Candida non potrebbe essere portato a compimento.
Nowadays,
where stress is widespread and the forms of mycotic disease are long and
annoying,
if you
don’t cure them, you can’t expect to recover, you can only get worse.
To cure
them , you’ll need a lot of time and patience so stress will increase .
One of
the most popular mycosis is probably the YEAST INFECTION. This is a disease that
makes life difficult, specially women’s life, because to be cured, you need a
careful diet control, intake of antimycotic and specific drugs, which have
collateral effects, multivitaminic complexes, physical exercise (sometimes
meditation is also suggested), afrequent
hygienic control of ourselves and of our partner.
To
simplify the therapy,at least as
for the pharmaceutical aspect, we have been inspired by insects.
In fact,
most of them, are equipped with an enzyme, the CHITINASI (chitin’s enzyme),
because their exoskeleton is composed by chitin and during the ecdysis they need
to hydrolyze the compound with enzymes.
We can
find chitin also in fungi’s cell wall: we believe that a CHITINASI medicament
has the features to fight mycotics effectively, killing fungi with an osmotic
shock. So, we have to thank the insects because, without them, this project,
which has the aim of producing a medicament against the yeast infection, won’t
be realised.
L’infezione da candida è provocata dal lievito Candida
albicans che è un parassita unicellulare appartenente al regno dei funghi.
Candida è l’unico lievito ad essere patogeno per l’uomo ed è un organismo
dimorfico, cioè che si manifesta in due forme metaboliche distinte. Normalmente
è un simbionte che si instaura nell’intestino di tutti gli esseri umani in
genere poco dopo la nascita e vi rimane sempre presente partecipando alla
digestione degli zuccheri. Nella forma patologica diventa un parassita, crea una
struttura molecolare molto lunga ed entra nel flusso sanguigno tramite la mucosa
intestinale. In più del 60% dei casi l’origine della micosi è interna; il
problema deriva dalla donna stessa, poiché vi è un’alterazione
dell’ambiente che provoca lo squilibrio della flora vaginale. In questi casi
la contagiosità è meno grave. In un terzo dei casi l’infezione proviene
dall’esterno, per contatto sessuale o per contatto con oggetti infetti.
Favoriscono la candidosi:
·alcuni farmaci come gli antibiotici, il cortisone, gli
immunodepressivi, la pillola contraccettiva; dopo la loro assunzione continua
per almeno quattro anni, più della metà delle donne ne è affetta.
·il diabete
·troppi glucidi nel sangue che diminuiscono le difese contro
l’infezione.
·la gravidanza (una donna su tre è colpita durante i primi quattro
mesi e una donna su due al momento del parto.
·alcune malattie endocrine o maligne.
·l’igiene insufficiente o, al contrario, l’abuso di irrigazioni
vaginali.
·coiti ripetuti.
·utilizzo non corretto di saponi acidi.
·pantaloni stretti e collant.
Il 75% delle donne ha avuto o avrà nel corso della vita
almeno un episodio di micosi vulvovaginale causata nel 98% dei casi dalla candida
albicans. Circa il 5% della popolazione femminile adulta presenta 4 o più
episodi di vulvovaginite micotica durante l’anno.
L’infezione da candida viene diagnosticata eseguendo un
tampone vaginale che viene poi strisciato in un terreno di coltura. Dopo 48 ore
si possono osservare le colonie del fungo a occhio nudo.
Il sintomo più costante e sgradevole è il prurito interno
e permanente della vulva e dell’orifizio della vagina causato dalla
liberazione della candidina da parte del patogeno. Si manifestano inoltre
perdite biancastre dense e poco abbondanti, bruciori vaginali durante la
minzione, esantema rosso che può estendersi alle cosce, esantema rosso intorno
all’ano oppure macchie biancastre o giallastre all’interno della bocca.
Inoltre i rapporti sessuali, sempre più dolorosi, non fanno che irritare
maggiormente le pareti vaginali e portano al contagio del partner. Tuttavia
nell’uomo il danno è più raro e sempre minore. Si manifesta sotto forma di
prurito della pelle del glande o del prepuzio, che può essere ricoperto da
numerose chiazze eritematose (rosse) spesso ricoperte di materiale biancastro,
piccole, vellutate, lucide.
Le mucose rappresentano una componente fondamentale del
sistema immunitario, dunque la candida rappresenta un forte attacco al sistema
immunitario, e quindi apre la via a molte forme patologiche. La candida può
provocare intolleranze alimentari e, a causa della stretta relazione tra
intestino, sistema immunitario, sistema endocrino e sistema nervoso, sintomi
come la depressione, allergie, sindrome premestruale, alopecia, insonnia,
impotenza, patologie digestive, dermatiti, diabete, malattie autoimmuni,
anoressiae bulimia.
In contrasto con il gran numero di antibiotici e
chemioterapici rivelatisi efficaci nel trattamento delle infezioni batteriche,
la realizzazione di farmaci antifungini utilizzabili per via generale ha
incontrato grandi difficoltà riferibili alla comune struttura eucariotica delle
cellule fungine ed animali, che rende difficile l’individuazione dì bersagli
metabolici o strutturali sufficientemente specifici.
Ecco,qui di seguito, i principali farmaci utilizzati
nelle terapie antimicotiche:
ØI derivati polienici : sono il prodotto del metabolismo di alcune specie del genere Streptomyces, un
actinomicete da cui possono essere estratti con adatti solventi. La scarsa
idrosolubilità è, infatti, una delle maggiori limitazioni all’utilizzo di
questi composti. I polieni (amfotercina B, nystatina) sono un gruppo di
macrolidi prodotti anche per sintesi, caratterizzati da una serie di doppi
legami alternati (tetraeni, eptaeni) e da un grande anello lattonico cui si
riferisce l’attività antibiotica. Tali composti agiscono, dopo superamento
della parete cellulare, danneggiando la membrana citoplasmatica delle cellule
eucariotiche con conseguente alterazione della permeabilità osmotica e delle
funzioni di trasporto di metaboliti essenziali.
La nystatina: isolata nel 1949 da Streptomyces noursei è stato il primo antibiotico polienico
utilizzato estensivamente. Pur essendo attiva a basse concentrazioni (1,5-1,3 ng/ml)
su un elevato numero di specie fungine, la sua tossicità, quando iniettata per
via parenterale, e lo scarso o nullo assorbimento intestinale, quando assunta
per via orale, ne precludono l’uso nella terapia delle micosi profonde.
L’amfotercina
B : è un antibiotico a larghissimo spettro antimicotico. Nonostante sia
presente in essoelementi
responsabilidi una possibile
nefrotossicità (danni a livello dei tubuli renali) e possa causare iperpiressia,
ipotensione, tromboflebiti, ipocalcemia ed epatite, ha rappresentato il primo
composto efficace utilizzabile per il trattamento delle micosi profonde o
disseminate e rimane l’antimicotico di scelta per la terapia empirica delle
micosi. Un trattamento con cloruro di sodio si è dimostrato utile, quando
possibile, nella prevenzione della nefrotossicità indotta dal farmaco. L’amfotercina
B può causare, inoltre, anemia normocromica e normocitica associata a
iposideremia riferibile a tossicità diretta sul midollo osseo o soppressione,
reversibile, della produzione di eritropoietina
ØI derivati azolici :sono un gruppo di chemioterapici di sintesi, sia imidazolici (clotrimazolo,
econazolo, ketoconazolo, miconazolo, tioconazolo) sia triazolici (itraconazolo,
fluconazolo) tuttora in fase di espansione (butoconazolo, fenticonazolo,
omoconazolo, saperconazolo, sulconazolo). Quasi insolubili in acqua, sono
peraltro solubili nei solventi organici ed il potenziale effetto inibitorio è
riferibile comunemente alla presenza di anelli aromatici in posizione N1
nell’anello azolico. I derivati azolici possiedono anche attività
antibatterica, limitatamente ai batteri Gram-positivi.
Nella parete cellulare fungina, la chitina rappresenta un
costituente fondamentale del setto che separa la cellula in accrescimento e
riveste una particolare importanza nella transizione di forma tra micelio e
lievito. Il ruolo cruciale nella cellula fungina e la sua assenza nelle cellule
umane rendono i processi di sintesi della chitinasi e di idrolisi della chitina
oggetti ideali per una potenziale terapia antimicotica a tossicità selettiva
molto elevata.
La chitina rappresenta la
sostanza protettiva degli insetti e dialtri
artropodi, i più complessi invertebrati segmentati formati da appendici
articolate, dei quali costituisce l'esoscheletro, ossia una struttura esterna
che fa da sostegno per gli organi interni e in generale per l'intero corpo. Si
trova anche in altre strutture superficiali di molti invertebrati. E' inoltre un
costituente della parete cellulare di alghe e licheni, essendo questi ultimi il
risultato della simbiosi tra alghe e funghi.
La chitina(dal greco kytòs, tunica, rivestimento)chimicamente
é l'acetato di un polisaccaride, cioè un carboidrato, duro e resistente
contenente azoto e zuccheri, legati tra di loro e con proteine da un legame di
tipo B-1,4,lo stesso delle unità di glucosio che formano la cellulosa. Pertanto
la chitina può essere considerata come una cellulosa nella quale al gruppo
ossidrile, cioè il gruppo -OH presente in composti organici e inorganici, su
ogni monomero sia stato sostituito un gruppo di acetilammina.- Con il termine monomero (dal greco una parte) si definisce una molecola semplice dotata di gruppi
funzionali tali per cui sia in grado di combinarsi con altre molecole, identiche
a sé o complementari a sé, per formare macromolecole.- I legami idrogeno fra
polimeri adiacenti garantiscono alla sostanza una notevole durezza. La chitina
è fibrosa ma non è sempre allineata nella stessa direzione, specialmente in
prossimità di discontinuità come i buchi. Gli strati di chitina sono orientati
in diverse direzioni in modo che gli sforzi siano uniformemente distribuiti.
La chitina, scoperta dal chimico
e farmacista francese Henri Braconnot nel 1811,dopo la cellulosa è il più
abbondante biopolimero presente in natura. Alcuni biopolimeri come il DNA
formano la struttura a-eliche. Altri, tra i quali la chitina stessa, formano la
struttura b-fogli, nota anche come struttura "pieghettata". Tale
polisaccaride complesso per idrolisi con acidi si scinde in glucosammina e acido
acetico.
La cellulosa, uno dei più
importanti polisaccaridi costituita da un gran numero di molecole di glucosio
unite tra loro da un legame glicosidico, e la chitina sono molto simili. L'unica
differenza, molto ben visibile nella rappresentazione sottostante, è il gruppo
ammidico al posto del gruppo alcoolico.
La biodegradabilità della
chitina è piuttosto bassa.Tuttavia,parallelamente a questo, è aumentato
l'interesse verso la sua trasformazione in altri prodotti(come ad esempio il
chitosano, generato per deacetilazione della chitina in ambiente alcalino ad
elevate temperature), e la ricerca dei suoi possibili utilizzi.
La chitinasi è un complesso di
enzimi idrolitici che partecipano alla demolizione totale della chitina in
D-glucosammina. Gli enzimi, catalizzatori biologici, sono proteine in grado di
accelerare una specifica reazione chimica senza intervenire sui processi
energetici che ne regolano la spontaneità. Le chitinasi sono presenti in
numerose specie animali, come gli artropodi, i molluschi e anche in alcune
specie fungine.
La coccinella è uno dei tanti insetti che hanno un
esoscheletro che ricopre il corpo, all’interno del quale, appunto si trova la
chitina. Questa struttura fisica implica che gli insetti come la coccinella
abbiano all’interno del proprio genoma il gene che codifica per l’enzima
chitinasi, così che questo possa agire per idrolizzare la chitina durante il
processo di muta.
Per poter identificare quale sia la sequenza genica
all’interno del Dna, che corrisponde all’enzima chitinasi e quindi clonarla,
dobbiamo servirci di una libreria genomica.
Quando un organismo possiede un gene di particolare
interesse o utilità, come in questo caso, ma non se ne conosce l’esatta
ubicazione, è necessario preparare una libreria genomica, ossia la serie
completa di frammenti di Dna che rappresentano la completa sequenza genica
dell’organismo; in questo caso, così facendo otterremo tutti i frammenti che
costituiscono il genoma della coccinella. Per costruire una libreria genomica
dobbiamo utilizzare enzimi di restrizione per tagliare il Dna dell’organismo e
inserire i frammenti ottenuti in vettori come i plasmidi; questi vengono poi
introdotti in batteri, all’interno dei quali iniziano al loro moltiplicazione.
Inizialmente ogni cellula batterica avrà incorporato un vettore con un
frammento di Dna estraneo; i batteri di alcune di queste colonie avranno il gene
d’interesse, che nel nostro caso corrisponde alla sequenza che codifica per
l’enzima chitinasi.
Per individuare questa sequenza ci basiamo sulle proprietà
degli acidi nucleici di formare coppie ben precise e di come i due filamenti di
Dna riscaldati si separino per la rottura dei legami idrogeno che li univano. Se
per esempio vengono mescolate molecole di Dna provenienti da fonti diverse, una
volta che vengano riscaldate, queste si separano e subiscono delle collisioni
casuali e se durante il raffreddamentosi incontrano due filamenti con sequenze quasi complementari,
queste formeranno di nuovo la doppia elica di Dna, che viene definito ibrido.
Preparando una sonda incorporando un isotopo radioattivo ad un breve segmento di
Dna o Rna a filamento singolo che sia complementare alla sequenza nucleotidica
del gene d’interesse e successivamente marcando la sonda con un indicatore
fluorescente, potremo localizzare facilmente la sequenza che corrisponde al gene
che codifica per la proteina che ci interessa.
Queste sonde possono essere molecole di Rna messaggero (
mRna) o frammenti ottenuti con l’azione di enzimi di restrizione, oppure
sequenza geniche create in laboratorio.
Grazie alla realizzazione di una libreria genomica basata
sulla mappatura del genoma della coccinella potremo identificare la sequenza
nucleotidica la cui espressione genica corrisponde alla proteina chitinasi e
clonare questi nucleotidi in modo da poter avere un’ampia produzione di questo
enzima.
Una volta estratto dall'insetto il segmento di Dna che
codifica per la proteina che idrolizza la chitina mediante enzimi di restrizione
i quali vanno a tagliare la porzione interessata in quei determinati siti ad
essi complementari, occorre che questo entri all'interno di un batterio il quale
poi, una volta assimilata la nuova sequenza, comincerà a sintetizzare la
sostanza necessaria a combattere le micosi.
Per far ciò è opportuno fare
ricorso alle biotecnologie. Avremo innanzitutto bisogno di un plasmide. Un
plasmide è un segmento circolare di DNA a doppio filamento non cromosomico, non
contenuto, cioè, nel cromosoma dell’individuo. I plasmidi sono tipici dei
batteri e, in biotecnologie, grazie alla loro capacità di aprirsi per
accogliere geni provenienti da corpi estranei e di autoduplicarsi, sono usati
come vettori, al fine di trasferire geni da un individuo ad un altro. Se il
plasmide è già stato modificato mediante l’aggiunta di nuove sequenze
nucleotidiche si dice che esso è ingegnerizzato.
In questo caso il plasmide
ingegnerizzato deve essere costituito da:
·Il gene d’interesse che codifica per l’enzima chitinolitico
·Una sequenza ORI
·Il promotore
·Siti di restrizione
·Una sequenza che renda il batterio resistente all’antibiotico
ampicillina
·Una sequenza che renda il batterio resistente alla tetraciclina.
Inserendoli
gene d’interesse in modo da interrompere il gene per la resistenza alla
tetraciclina ma non quello per la resistenza all’ampicillina, i batteri
trasformati dovranno essere tetraciclina-sensibili, ma ampicillina-resistenti. I
batteri che sopravvivranno in presenza di ampicillina ma che moriranno in
presenza di tetraciclina saranno quelli che avranno ricevuto il plasmide.
Questo
sarà entrato in un batterio il quale, non riconoscendo il gene estraneo a causa
dell’universalità del codice genetico, comincerà a sintetizzare la
proteinad’interesse. Ovviamente, per far entrare il plasmide nel batterio,
occorre seguire un procedimento molto preciso e delicato.
Ciò si ottiene modificando
alcune proprietà chimico-fisiche delle pareti e delle membrane cellulari con
l’impiego di sostanze chimiche (CaCl ), associate a rapidi sbalzi di
temperatura (elettroporazione); ne deriva così una temporanea
permeabilizzazione delle cellule al DNA estraneo. In seguito allo shock termico
è necessario un periodo di incubazione in LB liquido, per l’espressione della
proteina che rende il batterio resistente all’ampicillina. La proteina per la
resistenza all’ampicillina si accumula in esse ed inattiva l’antibiotico
presente nelle piastre selettive, dove i batteri vengono messi a crescere.
Purificazione della chitinasi
Dopo aver coltivato i batteri ingegnerizzati in appositi
contenitori denominati bireattori, si dovrà procedere alla fase di recupero e
purificazione del prodotto mediante la cromatografia di affinità. Il materiale
grezzo viene fatto passare su una colonna contenente una resina inerte a cui
sono stati legati degli anticorpi specifici. La proteina ricombinante viene
trattenuta dagli anticorpi legati alla resina ed immobilizzata sulla colonna,
mentre tutti gli altri componenti della sospensione vengono allontanati; in una
seconda fase il prodotto d’interesse viene separato dalla resina mediante
eluizione e recuperato in forma pura.