Attraverso lo studio del batterio a della sua struttura siamo giunti ad alcune conclusioni interessanti. Il batterio, infatti, sintetizza una serie di proteine( PA-25957, PA4687, CAA67627) che possono attivare il sistema immunitario, provocando la produzione di anticorpi che distruggano in futuro le proteine del batterio che ci attacca. Tra queste 4 proteine le migliori, che dovrebbero conferire sicura risposta immunitaria sono la PA-25957, ovvero la proteina di membrana che regola l’attacco della cellula batterica alle cellule somatiche del nostro organismo, e la CAA67627, che è un enzima (lipasi) in grado di idrolizzare la quota lipidica, i trigliceridi in particolare . L’ipotesi di agire contro la lipasi ha dovuto essere abbandonata in quanto lo stesso enzima è espresso dal batterio E. Coli, la cui distruzione sarebbe dannosa per l’organismo umano. Inserendo in un plasmide opportuno(cioè dove le estremità del gene per la sintesi della proteina immunoreattiva è compatibile), nell’operone con codifica per l’enzima di digestione di uno zucchero(es. arabinosio), il gene della proteina PA-25957 e infine il gene strutturale per la resistenza a un antibiotico(es. ampicillina), si ottiene un plasmide modificato pronto per il nostro esperimento.
Ma da dove arriva il gene per la sintesi della proteina ?
Il gene deve essere prelevato dal DNA del Propionibatterio acnes attraverso l’estrazione tramite riscaldamento per 10 minuti a 100° di una provetta contenente il batterio e soluzione chelex; una volta estratto il DNA deve essere amplificato con PCR grazie ad una soluzione contenente le sequenze primers adatte a quello specifico gene; in seguito deve essere inserito in un plasmide (si parla naturalmente di più plasmidi uguali) che andrà a migrare, grazie a shock termico e all’azione permeabilizzante del cloruro di calcio, nei batteri(che devono essere sensibili all’antibiotico) che produrranno così la proteina PA-25957. I batteri ottenuti saranno incubati, piastrati in capsule Petri con terreni di coltura selettivi e nuovamente incubati. Nella piastra numero 1 verranno messi tutti i batteri trasformati; i ceppi che resistono allora hanno assunto il plasmide, quindi possono essere trasferiti sulla piastra numero 2 dove cresceranno e sintetizzeranno la proteina che ci serve.
PER I BATTERI: propongo di trasformare e coltivare un ceppo non patogeno di E. Coli poiché di facile allevamento e già utilizzato per altre produzioni industriali (es. insulina). L’estrazione della proteina purificata ci assicurerebbe una specificità di risposta immunitaria e l’assenza di reazioni crociate con altre proteine del Propionibacterium acnes.